28. Settembre 2020 · Commenti disabilitati su Bikini – Come Scegliere il Migliore · Categorie:Abbigliamento

Anche se oggi è estremamente comune trovare persone che lo indossano in spiaggia, il bikini ha creato uno scandalo così forte nella società che lo vide nascere che molti all’inizio si rifiutarono di indossarlo. Dalla sua introduzione, tuttavia, si è guadagnato il favore dei frequentatori di spiagge e piscine, diventando uno dei costumi da bagno più popolari. Leggi la guida per conoscerne caratteristiche, tipologie, e come scegliere il modello di bikini in base a criteri di qualità, prezzo e corretta informazione per il consumatore.

Caratteristiche

L’abbigliamento a due pezzi femminile risale almeno al quarto secolo, quando i ginnasti romani indossavano abiti molto simili ai costumi da bagno moderni. La versione attuale, tuttavia, è stata brevettata nel 1946 dai designer francesi Jacques Heim e Louis Reard. In concorrenza tra loro per creare il “vestito da bagno più piccolo al mondo”, Heim e Reard usarono uno spettacolo di moda francese per introdurre una striminzito abito a due pezzi, così scollato che per la prima volta lasciava nudi la schiena e l’ombelico di chi lo portava. Dopo un’iniziale violenta reazione pubblica per via della natura poco modesta di questo indumento, il bikini cominciò lentamente a guadagnare consenso, prima lungo la riviera francese e, successivamente, negli Stati Uniti. Dal 1960 è diventato un elemento portante sulle spiagge americane ed è apparso in programmi dedicati a surf e spiagge. Nei cinque anni successivi si sono succedute diverse varianti del costume da bagno, che è diventato sempre più scollato. Il modello di base, tuttavia, è rimasto lo stesso.

L’origine della parola bikini può essere motivo di confusione: dato che il prefisso latino “bi” significa “due” e sembra applicarsi bene alla natura a due pezzi di questo costume da bagno, è facile concludere che il nome provenga dalla traduzione della radice latina. In realtà non è così. Il nome ha radici legate al marketing e alla pubblicità. Il termine è tratto dall’atollo e dalla barriera corallina dell’isola di Bikini, entrambi siti di test sulla bomba atomica durante la seconda guerra mondiale. Anche se ci sono alcune speculazioni sul motivo per cui sia stato scelto prprio questo nome, l’ipotesi più accreditata è che Reard ritenesse che questo costume avrebbe prodotto tra la popolazione reazioni con effetti molto simili a quelli di una bomba atomica.

Prima della sua introduzione, le donne non erano solite scoprire il proprio corpo in spiagge o piscine pubbliche. Le prime cabine per cambiarsi in spiaggia e i parei nati negli anni ‘20 non ricevettero una grande approvazione, esattamente come successe all’inizio per il bikini. Durante gli anni ’30 e ’40 iniziò ad aumentare la popolarità dei film e i codici di abbigliamento cominciarono ad allentarsi un pò, anche se il codice di condotta interno osservato dai registi ancora vietava di mostrare aree sensibili del corpo femminile, come l’ombelico e la schiena.

Negli anni ’50, questo indumento da bagno ha iniziato ad acquisire popolarità nelle aree più tolleranti d’Europa, e la star francese Brigitte Bardot fu fotografata in bikini nel 1953. Con il diffondersi di piscine private nel retro di casa durante gli anni ’50, le donne americane divennero sempre più audaci e sicure di sé. Nel 1962, fece ripetute apparizioni nei media americani, e Sports Illustrated mise un bikini bianco sulla copertina del suo primo numero dedicato al costume da bagno nel 1964. Con la rivoluzione sessuale degli anni ’60 in pieno svolgimento, il bikini finalmente venne sdoganato. Nel 1967 un articolo della rivista Time dichiarò che il 65% delle donne americane lo indossava ormai abitualmente.

Con l’aumento del consenso pubblico, questo costume da bagno si diffuse ovunque. Oltre che durante le gite in spiaggia o le feste a bordo piscina, il bikini poteva essere visto anche in pubblicità, film e anche sulle copertine di alcuni dischi. Entro la fine del XX secolo l’industria della moda spinse il sex appeal all’estremo, consentendo alle donne di mettere a nudo la vita con maglioncini, polo e altri abiti casual. Nonostante la sua diffusione, la società moderna ritiene ancora che un costume da bagno succinto non sia per tutti.

Come Scegliere un Bikini

Quando arriva l’estate, la temutissima prova costume mette tutti in agitazione. Il costume da bagno infatti mette a nudo tutti i difetti più evidenti, non solo gli inestetismi, ma anche forme e proporzioni non perfette. È comunque possibile scegliere il costume in modo tale da riuscire a deviare l’attenzione di chi guarda in modo da esaltare le proprie potenzialità. Cominciamo dal classico triangolo, da sempre alla ribalta nelle spiagge di tutto il mondo, che però può essere sfoggiato con disinvoltura solo dalle più magre, che abbiano grande un seno piccolo e le spalle non troppo larghe. Se rispondete a questi requisiti, potrete mostrare con orgoglio il vostro bikini anche nella versione con i laccetti. Passiamo ora ai fianchi larghi, caratteristica che accomuna molte donne mediterranee.

Concedetevi tranquillamente gli slip a vita bassa, a patto che non abbiate però spalle troppo larghe, poiché questo tipo di costume tende ad evidenziarle. State attente ai modelli a culotte che, sebbene siano grandi alleati per mascherare inestetismi come smagliature e cellulite, rischiano di appesantire la figura soprattutto nelle più basse. Chi ha i fianchi stretti, viceversa, dovrebbe indossare slip a vita alta, che slanciano il fisico e arrotondano visivamente i fianchi. Uguale consiglio va a quelle che vogliono coprire i chili di troppo depositati sulla pancia. Perché poi non osare con il costume intero? Perfetto per chi ha necessità di camuffare forme troppo generose, chiaramente da evitare se avete curve che volete risaltare. Per quelle donne che non possono contare su un bel decolleté a causa delle spalle strette, si può consigliare un modello a bikini di quelli che si allacciano dietro al collo. Anche i colori possono fare il loro effetto: provate quindi ad utilizzare i costumi che hanno gli slip di un colore diverso rispetto al pezzo di sopra.

Passiamo ora alle decorazioni dei costumi: nastri, fiocchi, drappeggi sicuramente non stanno bene a fisici alti e prosperosi, ma sono molto carini e molto sbarazzini addosso alle più piccole, non per forza magrissime. Per quel che riguarda i piccoli inestetismi, la pancette può essere facilmente nascosta con un costume a vita alta, con una fascia drappeggiata, in modo da celare anche le buffe, ma non belle esteticamente, maniglie dell’amore. Per la cellulite invece ottimi i modelli con culotte o i costumi interi stile anni 50’, magari con qualche fantasia alla marinara per rendere ancora di più. Anche i seni abbondanti, se non sapientemente valorizzati, possono diventare brutti a vedersi: evitate assolutamente i reggiseni a triangolo, tralasciate le fasce che non rendono giustizia al vostro punto di forza, e puntate invece per dei reggiseni col ferretto, in modo tale da garantire anche il giusto sostegno.

Passiamo ora ai piccoli stratagemmi: se avete spalle molto piccole e sproporzionate rispetto ai fianchi, puntate tutto sul seno adottando un modello push-up da allacciare però dietro al collo per ottenere un effetto di allargamento del decolleté.
Per le carnagioni più chiare, che rischiano sempre di fare la figura dei fantasmi in spiaggia, dimenticate i colori scuri e adottate tinte pastello. Evitate chiaramente il bianco, che va meglio quando si è già presa un po’ di abbronzatura. Per chi ha gli occhi chiari, un costume dello stesso colore esalterà ancora di più il vostro sguardo. Fantasie e decorazioni, se di piccola entità, esaltano un fisico minuto, mentre per le più alte meglio che i disegni siano più grandi. Anche per i costumi, vale infine la regola che i colori chiari riempiono, mentre quelli scuri snelliscono: se il vostro problema sono le sproporzioni, potete usare questo trucco per enfatizzare le parti più piccole e snellire le più grosse prendendo un costume di due diverse tonalità.

28. Settembre 2020 · Commenti disabilitati su Giubbotto Invernale da Uomo – Come Sceglierlo e Come si Indossa · Categorie:Abbigliamento

Il giubbotto è un indumento utile a proteggersi dal freddo invernale, al suo interno è spesso contenuta una imbottitura in cotone o lana, in grado di non far penetrare l’aria fredda. Leggi la guida per conoscerne caratteristiche, tipologie, e come scegliere i migliori giubbotti invernali da uomo in base a criteri di qualità, prezzo, offerte e corretta informazione per il consumatore.

Osservando le possibili distinzioni, spicca la differente lunghezza: solitamente arriva fino alla vita, ma non sono rari quelli che coprono la parte alta dei pantaloni; esistono poi dei modelli particolari che si fermano all’altezza dell’ombelico, o arrivano addirittura fino ai piedi.La presenza del cappuccio è un altro elemento variabile di questo capo. Esso può non esserci, essere stabilmente attaccato all’indumento, oppure essere removibile, tramite una pratica cerniera.

Infine alcuni modelli sono sprovvisti di maniche (ed assumono in questo caso il nome di gilet imbottiti o di giubbotti gilettati) mentre altri presentano un gilet in giubba al loro interno, facilmente removibile tramite una cerniera. In sintesi è opportuno sottolineare la varietà di questo indumento, le cui importazioni sono regolate dalla Convenzione di Washington e il cui utilizzo è principalmente maschile. Le donne infatti possono tranquillamente scegliere di portare un giubbotto, ma soffrendo maggiormente il freddo, prediligono più spesso il caldo cappotto.

Sul mercato è possibile trovare una vasca scelta di prodotti, vediamo insieme come sceglierli nel modo più conveniente:

Bomber
Si presenta piuttosto corto, con elastico in vita e ai polsi, maniche ampie e chiusura con cerniera lampo. I colori dell’indumento sono molti, anche se il più diffuso è senza dubbio quello verde mimetico. Ma da dove arriva il bomber? Quale è la sua origine? Originariamente esso fu ideato per i piloti che, avendo aeroplani da guerra con abitacolo aperto, necessitavano una protezione dal vento e dal freddo. La Royal Flying Corps sin dal 1915 dotò i propri piloti di giacche a vento, che divennero poi i futuri bomber. Essi entrarono nel mondo della moda tra gli anni 70 e gli 80, e spesso furono utilizzati come simbolo e riconoscimento da diverse culture e gruppi. Si ricordino, per esempio, gli skinhead degli anni 90, o la cultura hip hop degli inizi del 2000. Oggi è privo di riferimenti simbolici, ma rimane comunque un capo di grande diffusione.

Chiodo
Dalla sua comparsa ad oggi, ha mantenuto lo stesso design; è rimasto tuttavia aperto alle mode del tempo, presentando borchie e catene nei metallari anni 80, e linee più aderenti e sagomate negli anni 90 e nel 2000, per far sì che anche le donne lo indossassero. E’ indiscutibilmente uno dei modelli più presenti nell’immaginario cinematografico italiano. Come non pensare a Marlon Brando ne Il selvaggio del 1953, oppure a James Dean che lo indossa in Gioventù bruciata, due anni dopo? Chi non ricorda Tom Cruise in Top Gun? Questa serie di film non solo ha contribuito ad una ulteriore diffusione del chiodo fra gli anni 70 ed 80, ma ha anche favorito l’associazione del chiodo ad alcune culture come quella biker, greaser, punk, rock musicale. Addirittura nel 2007 è stato prodotto un chiodo protettivo per motociclisti, per celebrare Marlon Brando che era solito guidare una Triumph Bonneville, nel film Il Selvaggio. La casa motociclistica stessa ha optato per la produzione di questo particolare chiodo, e lo ha dotato di protezioni amovibili su spalle e gomiti, inserti in riflex, e doppie cuciture.

Piumino
Il piumino è un capo d’abbigliamento che deve il suo nome al materiale della sua imbottitura, la piuma d’oca. Tale imbottitura permette, a chi indossa questo tipo, di sentire caldo, ma nel contempo di non portare un indumento troppo pesante. La sua origine è sportiva, ma la sua natura è presto divenuta casual, in seguito alla moda dei paninari di metà anni 80. Il problema del piumino potrebbe essere quello del “gonfiore”, della voluminosità dell’indumento. Per ovviare a questo, spesso si sono applicate nei piumini delle cuciture a liste, per fermare ed appiattire il tessuto. Evoluzione dell’anorak, il piumino è presente oggi in tutte le lunghezze, dalla classica che si ferma alla vita, alla più recente che scende fino ai piedi.

Anokar
Le antiche popolazioni Inuit erano solite indossare dei modelli in pelli di renna o foca, per tentare di sconfiggere il freddo pungente. Sono questi gli indumenti antenati dell’anokar, un giubbotto impermeabile che presenta un cappuccio, in alcuni casi con il bordo di pelliccia, ed offre la possibilità di abbottonarsi ed incernierarsi fino al collo. Non è raro oggi trovarlo in fibra sintetica, in nylon soprattutto, materiali che si sono iniziati ad utilizzare dalla seconda metà del 900.

Eskimo
Questa tipologia, come si intuisce anche dal nome, ci riconduce agli abitanti del circolo polare artico. Come è fatto? Risulta fondamentale nella sua descrizione sottolineare la presenza di un cappuccio bordato di pelo e larghe tasche, la caratteristica di essere di semplice fattura, e quella di possedere una buona tenuta termica, grazie alla maglia elastica dei polsi. Può essere lungo fino alle ginocchia, o arrivare a mezza coscia; possono variare anche i colori, di frequente tendenti al blu scuro o al verde militare. Nel periodo iniziale della sua diffusione, l’eskimo si poteva trovare solo in negozi di articoli ex-militari; pian piano la sua presenza aumentò di consistenza, passando dalle botteghe specializzate di jeans alle bancarelle di mercato, per poi diffondersi definitivamente. La sua caratteristica di possedere un prezzo accessibile a tutti contribuì a farlo divenire il simbolo del proletariato, durante le rivolte studentesche del 1968; per estensione, negli anni successivi, chi portava l’eskimo era identificato come militante o simpatizzante di sinistra, similmente a quanto avvenne in seguito per la kefiah palestinese.

Gilet imbottito
Nasce in ambito sportivo, particolarmente nel golf, canottaggio, vela, corsa e sci nautico, ovvero in tutte quelle discipline che necessitano la libertà di movimento delle braccia e contemporaneamente una protezione del corpo. Infatti esso è sprovvisto di maniche e solitamente indossato sopra la giacca o il cardigan, e sotto l’impermeabile. Gli stessi golfisti ne fanno uso sopra il golf, e sotto il Kway.

Barbour
Risulta essere il tipico modello di origine inglese e che divenne in “auge” negli anni ’90. I colori classici del barbour sono il verde militare e il blu petrolio e la loro caratteristica principale è quello di essere al 100% impermeabile, in quanto la parte esterna ha un rivestimento in cera. Tale rivestimento poteva essere abbinato al giubbotto ogni qualvolta finiva l’effetto dell’impermeabilità. Il barbour nasce come giubbotto adatto per lo spot dell’equitazione e infatti anche la sua vestibilità risulta idonea a chi praticava questo sport: sono dotati di bottoni sui fianchi in modo da poterlo sbottonare anche il sella al cavallo. Il barbour può rendersi più caldo con l’aggiunta di un gilet in pelo sintetico che si aggancia facilmente all’interno con dei pratici bottoni. Al contrario, resta un modello non particolarmente caldo.

14. Settembre 2020 · Commenti disabilitati su Stivali da Cowboy – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Fanno parte di uno stile preciso, di un modo di intendere la vita e la libertà di esprimersi. Non solo indossati da chi è nato in Texas, sono usati dai rocker o dai punk e dalle donne di tutto il mondo. Altre volte sono marroni e lisci, per chi ama la vita all’aria aperta e lo stile “Casa nella prateria”. I modelli sono tanti, dal classico dei padri pellegrini, pieno di laccetti e dal tacco spesso per ancorarsi alle staffe, ai successivi roper, passando per quelli con speroni, da rodeo, di pelle di serpente o alligatore, persino leopardati, con tacchi alti per le cow girl di città, ma anche bianchi, da sposa.

Storia

Dalle mandrie alle passerelle. E’ questa la storia degli stivali da cow boy, nati attorno al XVI secolo. Gli uomini vecchio West capirono ben presto che la pelle bovina, di vacca o vitello, all’inizio utilizzata per confezionarli, non era la migliore, per una questione di durezza del pellame e ruvidità. Servivano infatti superfici “granulose” per poter aderire al manto del cavallo e soprattutto spronarlo al trotto o al galoppo. Tutto ciò ha portato ai primi stivali veramente di moda tra gli uomini delle praterie: quelli di pelle di serpente.

Il modello “originale” di pelle bovina è detto western o “classico”, con i laccetti che partivano dalla punta per tutto il tronco della scarpa. Il tacco era spesso per poter infilarsi bene nella staffa, caratteristica che si conserva ancora oggi negli stivali da cow boy utilizzati veramente per cavalcare. Presto si è diffuso tuttavia il modello più noto, il roper, conosciuto già in tutto il mondo dalla fine dell’Ottocento. Nei roper il piede è infilato in una cornice di cuoio ricoperto di altra pelle e cucito al tronco, con cucitura in evidenza, il che rende più flessibile il movimento del piede. Il tacco è ridotto, breve, ma si infila comunque nella staffa. La punta può essere arrotondata o affilata, anche ricoperta di metallo.

In pelle di serpente

Sono più leggeri di quelli di cotenna bovina, si possono ripiegare, sono meno pesanti e ingombranti. Essendo flessibili, ma resistenti, permettono al piede movimenti più agili, sono lisci, ma possono essere lavorati in modo facile con decori e cuciture, tanto da dare loro le caratteristiche necessarie di ruvidità per spronare il cavallo. Inoltre, proprio per il loro stile unico, hanno subito conquistato, e conquistano tutt’oggi, il mercato sia di chi pratica equitazione che della moda, questo grazie alla pelle naturalmente pitonata. Nel caso di una calzatura di taglio femminile, sono considerati da alcuni molto seduttivi. Vista la loro diffusione, ormai esistono marche e modelli di ogni genere e prezzo, tanto da renderli accessibili a tutti. Lo stesso dicasi per quelli di coccodrillo. Se non volete far del male a bestiole libere e selvagge, esistono ormai trattamenti sintetici delle pelli, ma anche dei tessuti, che ne offrono ottime imitazioni.

Stivali di leopardo

All’epoca dei padri pellegrini era raro vedere un cow boy o una cow girl con gli stivali di leopardo. Anzi, oggi sono il simbolo dell’appropriazione da parte della moda di questa calzatura pensata per allevare bestiame e cavalcare. Oggi sono di tendenza, esempio di uno stile aggressivo e utilizzati più per stupire che per la loro funzionalità “en plein air”. I materiali impiegati non sono ovviamente solo la pelle del felino, ma anche tessuti sintetici o pelli trattate in modo che sembrino uscite dalla giungla. I modelli femminili in genere hanno il tacco alto, spesso a stiletto per gli usi “urbani”, a sottolineare il loro appeal trasgressivo. Tuttavia, passati i primi tempi, anche i veri cow boy non hanno saputo resistere alla tentazione “domare il leopardo” e in quel caso, per i modelli da cavallerizzo, il tacco è rimasto alto, ma squadrato, per tenere il piede nelle staffe. Presentano delle parti in vitello, interne al tallone, e con l’andare del tempo la loro punta si è sempre più arrotondata. Per tradizione non dovrebbero avere lacci, ma il mondo della moda li ha ormai arricchiti di frange, nappe e altre decorazioni.

Con speroni o senza

Gli stilisti, si sa, riciclano tutto. Anche gli speroni del vecchio West. Va tuttavia ricordato che i veri spurs, speroni in americano, a stella o triangolari (i “Dallas”) sono affilati perché venivano utilizzati per indirizzare l’andamento del cavallo. In tempi recenti stilisti come Ralph Lauren, Jean Paul Gaultier, Hermès hanno riportato in auge lo stile tex-mex (indimenticabili i Camperos intarsiati) con modelle vestite alla Calamity Jane. Da lì una “deriva” della moda ormai vero e proprio stile, ispirata costantemente anche dal cinema, fatta di accessori come i cappelli stetson (quelli a falda larga dei mandriani), camice a quadri (magari scollate e portate sotto trench di camoscio color sabbia o blu indingo) e giacche con le frange. Un unico consiglio, se decidete di comprare stivali da cow boy con speroni assicuratevi che questi siano decorativi e non passati sotto le lame affilate dell’arrotino. Altrimenti potreste fare male a qualcuno.

Punta d’acciaio, tonda o quadrata

La punta in acciaio all’inizio non fu creata per motivi decorativi, ma perché lo zoccolo del giovane cavallo spesso atterrava sul piede dell’addestratore. Ma soprattutto perché era più facile agganciare il piede alla staffa. Poi, assieme agli speroni, la punta è diventata un simbolo della moda e dello stile rocker. Alcuni suggerimenti. Se decidete di acquistare questo modello, provateli sempre prima. O meglio: il peso della punta può sembrare sopportabile al momento dell’acquisto, ma diventare intollerabile dopo. Proprio per questo è sconsigliato l’acquisto online di tale prodotto. Anche gli stivali da cow boy con la famosa “snip toe”, punta quadrata, hanno un loro pubblico di affezionati estimatori. Ma prima di sceglierli è bene fare alcune considerazioni. Innanzitutto, la presenza della punta squadrata corrisponde solitamente a uno stivale con poche decorazioni o intarsi. In genere, infatti, è proprio dall’estremità del piede che parte il decoro poi ripreso dal tronco. Inoltre, è piuttosto importante che siano di fattura artigianale. Come in tutte le scarpe, la punta quadrata è quella che tende a staccarsi più facilmente delle altre, se incollata malamente o cucita male, a causa delle sollecitazioni continue ricevute dagli angoli. Quindi è sempre meglio scegliere con oculatezza e o magari far addirittura confezionare da un artigiano di fiducia questo tipo di stivale. Inoltre, sono stivali meno comodi di quelli a punta tonda.

Black or white

Come dicevamo, gli stivali da cow boy hanno conquistato a pieno titolo la moda. A parte gli amanti dello stile country, un discorso va fatto per i modelli total blacl, neri, punkeggianti o glam rock, ormai prodotti in tutte le fogge, con o senza tacco alto, con o senza punta metallica, decorati da cuciture, frange, pietre dure, o inserti colorati. Lo stesso dicasi per gli stivali bianchi che, non solo nel sud degli Stati Uniti o in Messico, vengono usati persino dalle spose.

Come portarli

Una buona notizia: proprio perché hanno uno stile così definito, gli stivali da cow boy possono essere portati con tutto. Dai jeans, agli short, soprattutto se si ha la fortuna di somigliare alla mitica Daisy Duke di Hazzard, all’abito da sera o da cocktail. Ma a meno che non abitate in Alabama o non abbiate una grande dose di coraggio, è consigliabile evitarli con abiti da gran galà. Va bene mischiare gli stili, ma non troppo, soprattutto se non si è un po’ cow girl nell’anima. Per entrare gradualmente nel mondo stivali texani, è sempre meglio cominciare con uno stile casual, magliette o camice, bianche o monocolore, jeans comodi che coprono lo stivale. Un altro abbinamento è quello con gli abiti prendisole, magari con spalline incrociate dietro alla schiena, meglio se bianchi e “pizzosi”, da ingentilire con gioielli etnici, o monili degli indiani d’America. Un bicchierone di limonata ghiacciata in mano e il gioco è fatto. Altra mise può essere una gonna a falde larghe, magari in stampa provenzale o sempre con pizzi e ricami con sopra una gicchetta di jeans. Attente però a non cadere negli eccessi con accessori “in stile” quali cappello da mandriano, giacche o borsoni frangiati. Oppure, addirittura, indossando uno spolverino lungo, magari in pelle nera o animalier. Se decidete di farlo, ricordatevi che non dovete andare a un rodeo o a una sfida all’ultimo sangue.

Come scegliere

Gli stivali si possono portare con tutto, se non si esagera, ma è sempre consigliato lo stile casual. Stanno bene a tutte le corporature. Essendo un capo di abbigliamento molto particolare, è sempre meglio prenderlo di qualità, che duri nel tempo, importarlo quindi. Le maggiori aziende produttrici (e gli stilisti che a intervalli regolari ripropongono lo stile tex-mex sulle passerelle) spesso si rivolgono alle aziende artigiane di El Paso, vera e propria patria di questo tipo di stivale. Se il portafoglio lo permette, è meglio farli fare su misura da un artigiano del posto. Inoltre: usateli. Un vero calzare da cow boy deve essere “rovinato”, non lucido di fabbricazione.

28. Agosto 2020 · Commenti disabilitati su Gonna – Come Sceglierla e Come si Indossa · Categorie:Abbigliamento

La gonna è uno degli indumenti più utilizzati dalle donne. Seguite la mia guida per scegliere il modello che più si addice al vostro fisico e alle vostre esigenze.

Caratteristiche

Il 1963 viene ricordato anche per l’invenzione della minigonna. La comune e famosa gonna è un indumento prettamente femminile, costituito da tessuto a forma di tubo o cono, coprente le gambe, allacciato attorno alla vita. Esistono parecchi modelli di gonne, dai più semplici, costituiti da un unico tessuto unito, da un semplice drappo, ai più particolari, con forme originali ottenute tramite cuciture, imbastiture, pieghe, ornamenti. La lunghezza è un elemento che varia moltissimo e può raggiungere qualsiasi livello della gamba della donna: può arrivare solo alla coscia, al ginocchio, alle caviglie, presentando in questo caso degli spacchi per consentire maggiore facilità di movimento, o lambire addirittura il suolo, caratterizzandosi per la presenza di uno strascico.

Mediamente le gonne più diffuse sono quelle che arrivano o superano di poco il ginocchio, ma anche le cosiddette “minigonne” sono un indumento sempre di moda. Analizzando l’evoluzione storica delle gonne, è possibile ritrovarle in qualsiasi epoca: pensiamo alle nobildonne del medioevo che portavano delle ampie vesti di oltre tre metri di diametro, o alle donne degli anni ’60 che lanciarono l’intramontabile minigonna nel mondo della moda femminile. Un modello particolare di gonna si diffuse a Rivanazzano, in provincia di Pavia, nel dopoguerra: si trattava di un indumento che mirava ad esaltare ed aumentare il più possibile le dimensioni del sedere della donna (raggiungendo a volte effetti che quadruplicavano la dimensione reale); la celebre gonna di Rivanazzano entrò anche nel famoso film di Fellini Otto e mezzo, ed è giunta fino ai nostri giorni tramite pochi modelli ancora rimasti in circolazione. Cerchiamo ora di analizzare l’utilizzo attuale della gonna, spaziando in alcune località. Nel mondo occidentale la indossano prevalentemente donne, anche se basta arrivare in Scozia per trovare il celebre “kilt”, tradizionalmente maschile.

Esistono inoltre dei luoghi, come l’Africa, il Medio Oriente, l’America centrale e meridionale, che non tollerano l’utilizzo del pantalone da parte delle donne e di conseguenza ammettono come unico indumento consono la gonna. Meno diffusione ha questo capo d’abbigliamento nei paesi estremamente freddi, dove si preferisce coprirsi il più possibile, indipendentemente dal sesso. In generale, possiamo affermare che ormai donne americane ed europee di qualsiasi età, ceto, condizione, amano indossare i più vari modelli di gonna in qualsiasi situazione, formale o meno. Particolarmente diffuse le gonne nel guardaroba di donne manager, dirigenti, avvocati, ovvero di tutte quelle signore di elevata posizione sociale; inoltre per feste, ricevimenti, matrimoni quasi tutte le donne preferiscono indossare eleganti modelli di gonne. Si ricordi infine che questo capo d’abbigliamento fa parte anche di molte divise da lavoro: si pensi alle hostess delle compagnie aeree, o alle uniformi scolastiche per bambine.

Tipologie

Minigonna
A pensarci fu la londinese Mary Quant, quando a soli 21 anni, ottenuto il diploma al Gold Smith College of Art, disegna la moda giovane. Nel 1963 appunto, con poca stoffa realizzò un capo d’abbigliamento ridotto ai minimi termini, ovvero capace di coprire il minimo indispensabile , e lasciando quindi scoperte le gambe. Fu Mary Quant quindi a lanciare la moda della minigonna. La moda come si sa, viene e va. Ci fu un periodo nel quale la minigonna non era di moda, ma ora sembra proprio essere tornata alla ribalta. La minigonna, come dice la parola stessa, è “mini”, quindi corta e può essere indossata sicuramente da chi ha un bel fisico e ama farlo vedere, o da chi in ogni caso, indossandola si sente a proprio agio. Ricordate che si tratta di un capo d’abbigliamento sexy e bisogna saperla abbinare, non solo ad una bella maglia, ma anche ad un paio di scarpe che rispecchierà il tipo di mini. Se indossiamo una minigonna casual in jeans, possiamo abbinarla ad una scarpa sportiva di moda. Oggi sono tornate di moda le classiche ballerine. Se invece la mini è piuttosto elegante, meglio optare per la scarpa che non tramonterà mai: la classica scarpa col tacco. Questi i consigli per indossare al meglio la minigonna. Nei migliori negozi di abbigliamento, trovate davvero trantissimi modellli di minigonne e sopratutto di lunghezze, anche se come abbiamo già detto, la minigonna è corta già di sè. Diciamo infine che la minigonna, se portata, valorizza la donna nella sua femminilità.

A portafoglio
Aprendo il mio armadio e curiosando tra gli abiti che non metto più ma che, allo stesso momento non mi va di eliminare, mi sono accorta di possedere un paio di gonne a portafoglio. Una piuttosto femminile, di colore nero, che indossavo negli anni ’90, nelle mie pazze serate in discoterca, l’altra un pò più casual, che solitamente indosso al mare, perchè appunto sportiva. Le gonne a portafoglio per intenderci, sono quelle che, come dice la parola si chiudono a portafoglio. Immaginate una stoffa lunga che anzichè indossarla, bisogna avvolgerla fino a racchiuderla, aiutandosi con dei bottoncini ai 3 quarti della larghezza, ma non solo. Per “fermare” la gonna a portafoglio , dovete ( solitamente nel fianco destro) “chiuderla” con un bottone. L’ultima ala del portafoglio, si chiude con un altro bottone o dei laccetti sempre, all’altezza della vita. Gonna a pantalone: Anche questo tipo di gonna rientra nella categoria della gonna più particolari. Questo genere di gonne, impazzavano negli anni ’90, ma come ho già detto più volte, la moda torna , e tutto in ogni caso fa moda.Se pensate di svuotare il vostro armadio con la sola giustificazione che i capi eliminati non sono più di moda, beh, vi sbagliate di grosso. Tenete tutto, sopratutto le gonne. Queste di cui stiamo parlando ora, sono appunto le gonne a pantalone. Ma come si presentano? Si tratta di una gonna o di un pantalone? In verità , la gonna a pantalone è un pò entrambi. Immaginate un pantaloncino con staccato al fianco destro un pezzo di stoffa che va a chiudersi nel fianco opposto, nello stesso modo della chiusura della gonna a portafoglio. Queste tipologie di gonne sono le più particolari e le più simili. Variano le lunghezze. Mentre la gonna a portafoglio la possiamo trovare di diverse lunghezze, le gonne a pantalone sono nel suo specifico piuttosto corte.

A campana
Minigonna, gonna a portafoglio, gonna a pantalone , ma non solo. Esistono altre tipologie di questo indumento particolarmente femminile che ne esalta appunto la femminilità. Soffermiamoci ora su altri due tipi di gonne. Questa tipologia di gonna può essere di diverse lunghezze. Diciamo comunque che quelle di cui vi parlo io, è piuttosto lunga, e arriva oltre al ginocchio. E’ denominata gonna a campana per la sua forma. Immaginate infatti di “indossare” una campana. La gonna ha la stessa forma, se provate a fare la “giravolta” con questo tipo di gonna, vedrete davvero che prende la forma della campana. Questa gonna va portata con scarpe piuttosto basse. Per consigliarvi una tipologia di scarpa, in voga negli anni ’80, ma tornate prepotentemente di moda, proprio quest’anno sono le ballerine, scarpe ultrabasse che si abbinano in modo ottimale alla gonna a campana.

Longuette
Si parla spesso di minigonne o di gonne standard, ma anche il modello longuette è molto di moda. E’ quel tipo di gonna, la cui lunghezza supera il ginocchio. E’ sbagliato pensare che si tratti di un modello antico usato dalle nostre mamme o dalle nostre nonne. La moda va e torna, e così è stato anche per la longuette, che è indicato anche per le donne giovani. Se si indossa una longuette, si consigliano un bel paio di scarpe, con una forma o un dettaglio particolare. Il motivo è semplice: la longuette ha una lunghezza particolare che lascia le gambe coperte, e quindi l’occhio cadrà sulle scarpe.

Tessuti

Che gonne acquistare? Sono tanti i tessuti da scegliere per questo tipo di capo di abbigliamento. Innanzitutto, bisogna capire per quale occasione dovremo indossare il capo, in che stagione ci troviamo e infine seguire i nostri gusti. Diciamo che, se ci occorre comprare una gonna per una cerimonia o comunque una qualsiasi occasione importante, nella boutique trovate gonne abbinate a giacche ( i classici tailleurs) in diversi tessuti e stili eleganti. Potremo scegliere tra gonna in puro lino se siamo in estate o gonne realizzate in cotone o lana per la stagione media o la stagione fredda.

Se invece, comprate la gonna per le serate tra amici o semplicemente per andare a lavorare, i tessuti sono tra i più svariati. Viscosa, jersey, jeans, avrete di che scegliere. Potete optare anche per quelle fantasie scozzesi ( i classici quadrettoni di diverse fantasie che ricordano il kilt). Un tessuto “commerciale” è la viscosa, utilizzata un pò in tutte le stagioni. Per la stagione estiva, possiamo acquistare gonne in stoffa leggerissima, che ci permette di far respirare le gambe e di “coprirle” al tempo stesso. Al contrario, per l’inverno esistono gonne in tessuto di velluto, molto calde per proteggere le gambe dal freddo.

Ma se decidessimo di cucirci personalmente una gonna? Innanzitutto, serve una macchina da cucire ( per la guida all’acquisto di questo elettrodomestico, potete leggervi un pò di consigli utili, nell’apposita sezione, quella dedicata agli elettrodomestici). Ma se non siete sarte, inutile tentare di cominciare il vostro operato, confezionandovi una gonna. Meglio iniziare con qualcosa di più semplice, per esercitarsi. In questo caso, rivolgetevi alla sarta di vostra fiducia, oppure presso una sartoria. Personale specializzato, vi confezionerà la gonna seguendo i vostri gusti e le vostre preferenze, col tessuto da voi suggerito. Sicuramente, il prezzo sarà maggiore rispetto a quella di una gonna acquistata in negozio, ma potete giocare sul fatto che, una gonna fatta su misura dalla sarta, è in qualche modo esclusiva.

Dove acquistare

Se non decidete di rivolgervi alla sarta, dovete acquistarla già confenzionata. Si , ma dove? Ovviamente, nei negozi di abbigliamento ma non tutti sono uguali. Dipende un pò dall’uso che ne dovete fare. Sicuramente, sono molti i negozi in centro città che propongono questo articolo al femminile. Se vi serve comprare una gonna da “tutti i giorni” potete rivolgervi in uno di quei negozi economici. Se invece , volete acquistare una gonna piuttosto elegante, sono tanti anche i negozi “di classe”. In entrambi, i casi , occhio ai prezzi. A volte, una gonna acquistata a 20 euro dura più di una acquistata a 100 euro.

Guardate bene le rifiniture, le cuciture, il tessuto e tutto ciò di cui abbiamo parlato prima. Oggi, si va anche a comprare al mercato , dove si trovano il più delle volte prezzi concorrenziali. Ci sono ad esempio banchetti che espongono in vendita merce ” di negozio”, a prezzi più abbordabili. Altri ambulanti vendono solo nei mercati ma basta conoscere un pò il mercato bisettimanale della vostra città, per capire dove si compra bene con un discreto rapporto qualità-prezzo. Sempre al mercato, potete acquistare a prezzi irrisori gonne “da casa”, cioè quel genere di gonne da indossare in casa, per fare i lavori domestici. Anche nei centri commerciali sono a vostra disposizione negozi che vendono gonne (casual o eleganti).

All’interno degli ipermercati, nel reparto “abbigliamento donna”, potrete trovare diversi generi di questo articolo. Se vi piace fare shopping on-line, la vetrina del web è sempre più alla moda. Alcune aziende, presenti nel web , con il proprio sito, propongono vendita solo per corrispondenza. Basta sfogliare virtualmente il catalogo e fare l’ordine tramite mail. Se preferite, potete farvi spedire il catalogo cartaceo all’indirizzo di casa e guardarvelo con calma. Molte volte, si trovano davvero delle grandi occasioni a buon prezzo. Sempre in rete, sono presenti parecchi mercatini, dove all’interno vi sono annunci di vendita di gonne ( in questo caso), di seconda mano. Può capitare però di trovare annunci di vendita di articoli nuovi, con ancora il cartellino. Se è una buona occasione , non fatevela sfuggire.

14. Agosto 2020 · Commenti disabilitati su Stivali da Donna – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Prima erano soprattutto una calzatura invernale, utilizzata per proteggere il piede dal freddo grazie al fatto che gli stivali coprono anche parte della gamba; da qualche anno a questa parte gli stilisti hanno proposto modelli realizzati in un tessuto leggero e traspirante, adatto anche alle stagioni più calde.

Storia
Modelli a tronchetto
Dove comprare
Salute dei piedi
Storia
Storicamente lo stivale nasce come calzatura puramente maschile, che veniva adoperata soprattutto per quelle professioni particolarmente dure in cui serviva proteggere le gambe. Intorno all’ottocento, però, anche le donne cominciano ad indossare tale capo. I primi stivali sono rigorosamente senza tacco e vengono indossati e stretti tramite appositi lacci.

Bisogna attendere gli inizi degli anni novanta perché la produzioni di stivali per donna si intensifichi sempre più e si inizino a creare i primi modelli con tacco. Tra gli anni 50 e gli anni 60, grazie alla mitica invenzione della minigonna, gli stilisti dell’epoca sentono l’esigenza di coprire la gamba femminile se non più con la stoffa delle donne, con lo stivale. Nascono quindi i primi modelli, alti quasi fino al ginocchio, e a volte anche sopra il ginocchio, il tacco è medio-alto e sono particolarmente aderenti e per questo provvisti di cerniera ai lati della scarpa.

Col passare degli anno i disegni mutano sempre più rapidamente e in maniera strepitosa: gli stivali si allungano fino all’altezza dell’inguine. E’ l’era delle mitiche zeppe, che spopolano tra tutti i tipi di calzature, tendenza che, come sappiamo, verrà ripresa in anni successivi, vicini ai nostri giorni. Anche gli stivali si adattano a tale tendenza e comincia a divenire sempre più alto e a rendere le donne che li indossano molto più slanciate e di conseguenza più belle.

Passano gli anni e intorno agli anni ottanta lo stivale è diventato un vero e proprio strumento di culto: se ne trovano di tutti i tipi: rigidi, morbidi, di camoscio o di stoffa, che aderendo perfettamente al polpaccio, fanno quasi da calza. Di gran moda e gettonatissimi tra la popolazione femminile gli stivali maculati. Oggi gli stivali sono considerati da tante donne molto intimi, simbolo della propria femminilità e della loro naturale sensualità.

Modelli a tronchetto

Gli Stivali tronchetto sono un ritorno della moda degli anni 70. Sono stivali particolarmente bassi, che arrivano all’altezza della caviglia e che possono essere indossati con qualsiasi abbigliamento. Sono, e ciò non è poco, anche molto comodi, e per chi ha bisogno di conciliare la comodità ma non vuole rinunciare a seguire la moda rappresentano lo stivale ideale.

Possono essere indossati con le gonne, lunghe fino al ginocchio o corte, con vestitini casual e sbarazzini, con jeans e pantaloni a sigaretta. Anche nella scelta delle calze, essi non hanno particolari esigenze. Vanno benissimo con i collant, ma anche con calzini più spiritosi, colorati e di pizzo. In camoscio, con le borchie, in pelle, questo stivale è stato proposto da tante case di moda, ognuna dando un proprio tocco di originalità.

Questo genere di stivali è particolarmente usato dalle ragazze un po’ bassine e che hanno gambe non proprio kilometriche. Grazie al fatto di terminare prima del ginocchio, gli stivali tronchetto conferiscono un senso di slancio in più alla figura umana. Sono anche particolarmente adatti con il mezzo tempo, quando la scarpa aperta è troppo estiva e lo stivale che arriva fino al ginocchio troppo ingombrante e fastidioso. Un abbinamento che va molto forte per la prossima stagione è quello tra stivale tronchetto e camoscio. Se ne trovano molti modelli in giro, sono estremamente pratici e spesso con pochissimo tacco, circa due – tre centimetri.

Dove comprare

Come abbiamo visto, sono tantissimi gli stilisti che disegnano e propongono per ogni loro collezione modelli nuovi di stivali: ciò rende l’idea della grande diffusione e di quanto i clienti ricerchino la qualità e l’originalità nei loro capi, specie se si tratta di scarpe.

Ovviamente i marchi citati, essendo quasi tutti di alta moda hanno prezzi non certo abbordabili a tutti. In quasi tutti i migliori negozi di scarpe, però, sicuramente troverete un reparto dedicato agli stivali: negozi come Bata, Cinti, negozi Geox, tutti fornitissimi di questo accessorio che sembra proprio non passare mai di moda! Qui i prezzi saranno sicuramente più bassi, ma raccomando sempre e comunque la ricerca di qualità dei materiali.

Non acquistate solo in base al gusto estetico, perché se il piede soffre dentro lo stivale camminare diventerà un incubo. Fate caso al tipo di materiale, privilegiando le pelli morbide o il camoscio e comunque diffidate di stivali al di sotto dei 50-60 euro, perché, a meno che non siate nel periodo dei saldi, difficilmente costi inferiori potranno offrirvi materiali di qualità. In alternativa alla classica vendita di stivali, abbiamo quella on-line.

I vantaggi sono la grande varietà e possibilità di scegliere tra marchi diversi e , se siete fortunati, la possibilità di risparmiare qual cosina sulla vostra spesa. Tanti stilisti hanno messo on-line delle vere e proprie boutique, in cui è possibile vedere le loro nuove collezioni, conoscerne i prezzi ed eventualmente acquistarli. Arriveranno direttamente a casa vostra entro un paio di settimane. Attenzione però, se decidete di acquistare i vostri stivali su internet, dovrete essere assolutamente certi che della misura che fa per voi. Se, quindi, come spesso accade, il numero di scarpe che calzate dipende e cambia da ogni diverso modello, preferite provare prima di acquistare gli stivali, altrimenti potrebbero arrivare a casa vostra stivali bellissimi ma immettibili.

Come Indossarli

Molto spesso, troppo spesso, la moda non tiene conto di quale tipo di impatto alcuni prodotti possono avere sulla salute delle persone. Nello specifico, nel caso delle scarpe, quindi, ci si ritrova ad indossare calzature che hanno una fisionomia totalmente incompatibile con quella dei nostri piedi. Questo perché gli stilisti sono sempre alla ricerca di forme nuove, di materiali e tessuti diversi, per rinnovare ogni stagione le loro collezioni.

Per fare un esempio, è risaputo che indossare tacchi troppo alti costringe la donna ad assumere posizioni che a lungo andare provocano mal di schiena. Un tacco molto alto, specie in una scarpa chiusa come lo stivale, provoca uno spostamento in avanti del corpo; il piede, quindi non poggia sulla base totale e per questo motivo ha una base più piccola di appoggio.

Anche se i tacchi non passano mai di moda e tutte le donne conoscono i benefici a livello estetico, è importantissimo tenere conto anche degli aspetti salutari quando ci apprestiamo a comprare uno stivale. Un altro esempio è quello degli stivali a punta. Le punte, molte volte troppo strette, costringono le dita dei piedi a stare compresse in uno spazio troppo ristretto.

Se sono troppo stretti, a lungo andare, e a volte anche dopo la prima uscita con dei nuovi stivali, si potrebbero formare calli dolorosi che richiedono anche parecchio tempo prima di guarire del tutto. Ricordate che è possibile e necessario conciliare moda e comodità, privilegiando materiali morbidi e forme non troppo spropositate. Fate, inoltre, molta attenzione anche alla misura del vostro stivale e considerate che oltre alla lunghezza del piede va ben osservata la vestibilità alla caviglia e al polpaccio. E’ importante che lo stivale non stringa troppo e che lasci una minima possibilità di movimento alle vostra dita.

Gli stivali sono un elemento che anche in passato avevano il loro fascino. Grazie alla fantasia degli stilisti, i negozi sono pienissimi di tanti modelli diversi, per cui, anche se i vostri gusti sono particolarmente difficili, sicuramente troverete la scarpa che fa per voi.