14. Febbraio 2021 · Commenti disabilitati su Scarpe per Tango – Come Scegliere · Categorie:Scarpe

Per ballare il tango è necessario utilizzare delle scarpe adatte. Anche questo accessorio, insieme ai costumi, fa parte della scenografia necessaria se si vuole realizzare questo tipo di ballo. Le scarpe tuttavia non fanno solo scena: la realizzazione di alcuni passi richiede proprio uno specifico tipo di scarpa. Leggi la nostra guida per conoscerne caratteristiche, tipologie e come scegliere le calzature più adatte alle tue esigenze di ballerino amatoriale o professionista.

Caratteristiche

Risulta essereevidente come questa debba essere prima di tutto comoda, per poter danzare al meglio. Anzitutto, è necessario scegliere la grandezza giusta, che calzi uniformemente sul piede per evitare sfregamenti che porterebbero poi alla formazione di vesciche. Per conoscere la scarpa più adatta a voi, è opportuno capire che tipo di piede avete. Ci sono infatti tre tipologie:
-il cosiddetto piede greco prevede che il pollice sia più lungo dell’alluce
-c’è poi il piede egiziano, dove l’alluce è il dito più lungo
-infine, nel piede quadrato tutte le dita sono della stessa lunghezza.

Risulta essere quindi necessario scegliere la scarpa che meglio si adatti alla conformazione del vostro piede. Non dovete sottovalutare questo aspetto poiché i rischi che si corrono, anche se banali, rischiano di impedirvi di ballare per un bel periodo. Ad esempio, sono frequenti le infiammazioni del metatarso, dolorose oltre che estremamente fuori luogo per un ballerino. Sicuramente, dovendo scegliere, la scarpa su misura vi garantisce sempre risultati eccezionali.

Da qualche tempo, tuttavia, alcune ditte di scarpe da ballo cominciano a produrre le scarpe non solo in relazione alla lunghezza, ma anche alla larghezza del piede. Questo favorisce senza dubbio dei prezzi più abbordabili, oltre ad avere una scarpa “tecnica” che si adatti anche al nostro tipo di piede.

Per chi balla il tango di professione, vi sono alcuni piccoli punti sui quali non si può sbagliare. Il tanguero infatti deve assolutamente evitare le scarpe con pailletes, che potrebbero graffiare le calzature del proprio partner. Da evitare anche le scarpe di cuoio laccato poiché, anche se trattate, rischiano comunque di fare attrito sulle scarpe dell’altro, rendendo meno sinuosi i movimenti. Per lo stesso motivo, non sono da considerare nemmeno le scarpe di cuoio scamosciato. Se non volete rinunciare alla bellezza e alla resistenza di questo materiale, potete sceglierlo nella sua variante più semplice: liscia.

Tipologie

Per l’uomo la scarpa da tango classica è quella chiusa, mentre per la ballerina esistono moltissimi modelli, da quelli intrecciati sul collo del piede, a quelli che si allacciano alla caviglia. In questo caso, è opportuno valutare che il laccio non sia troppo stretto, e quindi non ostruisca la circolazione rendendo difficili i movimenti. Un laccio troppo stretto potrebbe infatti causare infiammazioni e rigidità articolari, decisamente fastidiose.

Il primo, fondamentale passo, è quello di provare bene la scarpa prima di acquistarla. Per fare ciò, sarebbe più indicato recarsi per la prova negli orari pomeridiani o serali, quando il nostro piede è leggermente più gonfio. Infatti, durante il ballo, la circolazione sanguigna al piede aumenta, ingrossandolo. Se avremo provato le scarpe nelle stesse condizioni che si riproporranno mentre balliamo, non avremo alcun tipo di problema. Non allarmatevi se la taglia della vostra scarpa da ballo è più piccola di quella che usate solitamente: ciò è dovuto al fatto che la scarpa da ballo non ha nessun bordo. Questo serve per permettere ai ballerini di allungare le punte e per dargli maggiore sensibilità, consentendo anche di deformarsi meglio intorno al piede, aumentando la vestibilità.

Suola

Visto che i ballerini spesso effettuano piroette e giravolte, la suola tendenzialmente viene realizzata in cuoio, mentre quella in gomma evita scivolamenti ma impedisce movimenti fluidi, oltre al fatto che si creano danni seri alle articolazioni del ginocchio. Ci sono quindi tre tipi di suola che meglio si adattano alla scarpa da ballo:

la suola in cuoio va bene per i pavimenti lisci, come mattonelle o parquet;
la suola di bufalo è molto adatta per i pavimenti in legno, oppure più scivolosi, come ad esempio in marmo;
infine, per un pavimento molto ruvido e all’aperto, meglio optare per la suola di plastica, che va benissimo anche nei teatri.
Di solito il ballerino professionista ha tutti e tre i tipi di suola, per poter scegliere la scarpa giusta in ogni occasione. È poi opportuno osservare il grado di usura della suola, poiché su una superficie troppo liscia può provocare facili scivolate, al contrario una eccessiva ruvidità crea dei pericoli per il ginocchio.

La parte interna della scarpa, immediatamente sotto l’arco del piede, deve essere resistente e rigida, per sostenerlo durante i movimenti, specie nelle piroettes. Se così non fosse, si rischierebbe di provocare una flessione del piede esagerata, che può portare a distorsioni e infiammazioni. Se questi disguidi non facilitano certo la vita di un ballerino, anche per i movimenti di tutti i giorni si profilano come una dolorosa seccatura.

Sempre per garantire un buon sostegno al piede, bisognerebbe prevedere un piccolo rialzo all’interno della suola, oppure il ballerino potrà inserire una suoletta interna in un secondo momento. L’arcata del piede così riuscirà ad appoggiarsi meglio, su una suola che non è liscia, ma si conforma anatomicamente alla forma del piede. La suoletta separata consente un posizionamento più efficace, soprattutto se il piede è già infiammato: in questi casi, infatti, il cuscinetto va posto immediatamente sotto le articolazioni doloranti, mentre per un piede senza alcun problema il cuscinetto può arretrare di qualche centimetro rispetto alle articolazioni.

Manutenzione delle scarpe

Le vostre scarpe, per poter essere sempre al meglio, richiedono poi una certa cura e attenzione. Anzitutto, se dovete pulirle, utilizzate una crema senza colorazione che eviterà di macchiare i pantaloni o i collant del vostro partner. Secondo le esperienze di qualche ballerino, dà ottimi risultati anche una semplicissima crema per le mani alla glicerina. Se avete delle scarpe laccate, dovete opportunamente trattarle per evitare che si attacchino e facciano attrito con quelle del vostro partner. Per far ciò, è opportuno applicarvi un apposito fluido, che ha tuttavia l’inconveniente di durare solo poche ore.

Per lasciare la scarpa in forma, potete scegliere se adottare delle strutture in legno oppure se utilizzare la più semplice carta di giornale appallottolata ( che, tra l’altro, ha il vantaggio di assorbire l’umidità accumulata nelle precedenti sessioni di ballo). Per le scarpe con suola di bufalo, è necessario raschiarla frequentemente con gli strumenti appositi, per diminuire l’attrito sulla pista da ballo.

Callo del ballerino

I movimenti di danza non causano solo infiammazioni in seguito ad uno scorretto e prolungato esercizio dell’avampiede, ma possono far insorgere anche alcuni piccoli fastidi. Tra di essi, il più noto forse è il cosiddetto “callo del ballerino”, che in genere si forma davanti alle dita del piede. Anche se i fastidi sono senz’altro meno evidenti, il callo provoca comunque dolore, proprio perché continuamente sollecitato dai movimenti dei ballerini. Nei casi più gravi, è opportuno farli rimuovere da uno specialista, oltre evidentemente a dover correggere l’uso del piede.

Il tacco della scarpa da ballo in genere non supera gli 8 centimetri di altezza, mentre quelli dell’uomo vanno dai tre ai cinque centimetri. È possibile scegliere tra un tacco più o meno alto, a seconda che siate abituati a quella altezza, o in relazione all’utilizzo che dovete fare della calzatura ( ad esempio, se la scarpa serve ad insegnare, andrà meglio un tacco più largo e basso. Per di più, se siete alle prime armi meglio aumentare il livello del tacco progressivamente, partendo da quelli più bassi. La stessa scelta va fatta da chi ha una leggera infiammazione in atto.

14. Gennaio 2021 · Commenti disabilitati su Scarpe Uomo – Come Sceglierle · Categorie:Scarpe

Le scarpe da uomo sono calzature realizzate appositamente per i gusti maschili e soprattutto per le esigenze funzionali più disparate, dallo sport alle cerimonie.

Origine

Non si può sicuramente parlare di scarpe nell’era preistorica, ma già in quel periodo l’uomo primitivo diede vita ad un’invenzione per coprire i piedi. Venivano costruite delle scarpe impiegando materiali come corteccia, foglie, lacci. Solo gli egiziani pensarono ad un tipo di scarpa costruita, prima con fibre vegetali e poi con la pelle. E così con un po’ di fantasia diedero vita ai sandali. Al popolo dei Sumeri invece, si deve l’invenzione della scarpa chiusa che trovarono appoggio anche da parte di altri popoli, come i Babilonesi. Dalla semplice scarpa chiusa si passò allo stivale. Ma la scarpa intesa come vera e propria calzatura arriva dalla Grecia. Le prime tipologie furono i sandali in sughero, lo stivale e lo stivaletto. Si trattava in ogni caso di tipi di scarpe rigorosamente basse. Bisognerà attendere la fine del 1500, quando si iniziò a costruire con il legno o sughero dei primi tacchi, ma in questa prima fase, non trovarono ampio assenso da parte della popolazione.

Da sottolineare il fatto che l’importanza di indossare le scarpe non era molto sentita e venivano costruite in modo del tutto analogo, senza differenza tra il piede destro e il piede sinistro. E’ solo a partire dal XIX secolo che un fabbricante di origine americana si mise a vendere coppie di scarpe formate in modo diverso, per ogni piede. Gli anni d’oro della scarpa furono quelli successivi alla seconda guerra mondiale, ma era piuttosto un accessorio ritenuto di lusso, tanto che in Italia nacquero diverse fabbriche e persino i divi di Hollywood volevano le scarpe made in Italy. Molti i musei delle scarpe nel nostro Paese, ma di questo ne parleremo più avanti.

Tipologie

Esistono svariati modelli di scarpe non solo per quanto riguarda la moda femminile, ma anche per le tendenze maschili. Vediamole insieme:
Da calcetto: il calcetto è uno sport che si pratica in campi molti più piccoli di quelli destinati al calcio. Solitamente sono le palestre ad ospitare piccoli tornei o partitelle, o campi in erba sintetica, e occorrono delle scarpe particolari con sotto dei tacchetti di plastica per non scivolare.
Da calcio: lo sport più seguito per eccellenza, viene praticato in campi di erba naturale e le scarpe devono avere, se il terreno è bagnato, 6 tacchetti (in alluminio o in ferro interscambiabili) per non scivolare. Se il terreno asciutto, ne occorrono 13.
Running: scarpe da corsa, s’intendono le classiche scarpe ben fatte, alte dietro.
Tennis: chiamate così in quanto sono scarpe “basse” in tela.
Sportive: vanno per la maggiore, soprattutto tra i giovani, di camoscio o in tela, sono sportive perchè hanno i lacci “casual”.
Eleganti: possiamo inserire in questa tipologia di scarpe sia quelle da sposo che quelle eleganti che indossano magari i manager o altri professionisti. In cuoio o in pelle lucida e non, sono modelli davvero fini con lacci o fibbie.
Stivaletto: anche per gli uomini vi è un tipo di stivaletto che arriva all’altezza della caviglia.
Espadrillas: realizzate in tela e sughero d’importazione spagnola e fino a qualche anno fa di moda anche nel nostro paese.
Ciabatte: da stare in casa, aperte o chiuse, da “frate”, insomma tanti modelli per soddisfare i gusti di tutti.

Come abbiamo visto, sono molti i tipi di scarpe da uomo, tutte con particolari caratteristiche. La prima tra tutte è sicuramente la comodità che devono avere i piedi. Altre tipologie di scarpe sono quelli particolare per chi soffre magari di patologie, e quindi potremo trovare le scarpe ortopediche.

Decorazioni

Punta semplice: hanno un aspetto semplice e nessuna decorazione extra sulla tomaia.
Scarpe con copertura per le dita: hanno uno strato extra di cuoio che “incappuccia” la punta. Forse questa è la decorazione più popolare.
Brogues: la punta della scarpa è coperta da un pannello perforato, che si estende in basso su entrambi i lati. Le Brogues si possono trovare in entrambi gli stili, balmoral e blucher.
Eleganti e casual
Le calzature eleganti si classificano in modelli con tomaia e suola in cuoio, e modelli stretti e lucidi. Le casual sono caratterizzate da tomaie in cuoio rigido, suole esterne non in cuoio e hanno un profilo più largo. Alcuni tipi eleganti possono essere indossati sia da uomini che da donne. La maggior parte di quelle eleganti ha una tomaia in cuoio che copre anche la maggior parte delle parte bassa della gamba, ma non le caviglie. Questa parte della scarpa in genere è chiusa, ma può anche avere delle aperture o consistere in una serie di lacci, come in alcune scarpe da donna. Ne esistono anche con tomaie alte che coprono le caviglie; una scarpa con una tomaia che sale oltre la caviglia in genere si considera uno stivale, ma a volte si può parlare anche di scarpe alte. In genere, una scarpa con una tomaia alta è assicurata da lacci o cerniere, anche se alcuni tipi di scarpe hanno degli inserti elastici per inserire la scarpa più facilmente.

Dove acquistare

In base al budget che abbiamo a disposizione, possiamo scegliere il negozio dove andare ad acquistare le scarpe da uomo. Personalmente, sono dell’idea che le scarpe rappresentano una parte fondamentale del nostro abbigliamento, i piedi infatti sono la colonna portante del nostro corpo e bisogna sceglierle con cura. Un buon materiale, un prodotto rifinito in modo ottimale e una buona estetica.

Il prezzo di un paio di scarpe da uomo è in media di 80 euro, ma possono arrivare a superare anche i 400 euro. Molto dipende, non solo dalla struttura della scarpa, ma anche dalla firma dello stilista. Per avere un’idea, basta soffermarci nelle vetrine dei tanti negozi che circondano la città. Se invece, vogliamo risparmiare, possiamo girovagare tra le bancarelle del mercato bisettimanale.

Anche i siti internet presentano veri e propri negozi online, dove risulta essere possibile dare un’occhiata al catalogo delle collezioni. Vi sono anche alcuni forum con tantissimi annunci di vendita di scarpe, senza dimenticare il sito di aste on line. Il mio consiglio è quello di non acquistare scarpe “usate”, mentre potete sicuramente “buttarvi” nell’acquisto di scarpe complete di etichetta. Ricordatevi infatti che comprare scarpe di “seconda mano” non solo significherebbe una scarsa igiene ma ne risentiranno molto soprattutto i piedi.

Al contrario di come pensano in molti, non sono i piedi a formare la scarpa ma viceversa. Indossando un paio di scarpe già utilizzate da altri piedi, rischiereste di prendere la stessa forma, magari danneggiandoli. Scegliete quindi bene il vostro tipo di scarpa, anche in base alle vostre esigenze. Il periodo migliore per acquistare le scarpe è sicuramente quello dei saldi, anche se occorre stare davvero molto attenti in materia, per non incorrere in spiacevoli inconvenienti. Se si tratta di saldi reali, risparmierete davvero molto e la stagione successiva potrete indossarle. Sicuramente, sarà diventato un modello passato di moda, ma ne avrete guadagnato nel portafogli!

Musei

Sono tanti i musei della scarpa nel nostro Paese. A Firenze, nel 1985, venne organizzata una mostra dedicata allo stilista Salvatore Ferragamo, e la stessa fu organizzata in diverse città del mondo, come il caso di Londra presso il Victoria and Albert Museum e negli successivi anche a Los Angeles. Dal successo ottenuto, circa 10 anni più tardi si creò il Museo personale del famoso stilista fiorentino. Nel 1995 infatti, sempre a Firenze, grazie agli eredi dello stilista Salvatore Ferragamo, venne inaugurato il Museo Fiorentino della Scarpa. Ospitato all’interno del Palazzo Spini Feroni, si possono ammirare circa 10mila tipi di scarpe di tutte le qualità.

Possibilità di vedere scarpe di personaggi famosi, di veri divi, come il caso delle scarpe che ha indossato l’indimenticabile Marilyn Monroe. All’interno della struttura che ospita la collezione di scarpe Ferragamo, trovano spazio anche i modelli e l’archivio di tutte le scarpe. Il Museo, come dicevamo, è nato per volere della famiglia Ferragamo, con lo scopo di far conoscere ai migliaia di visitatori, le doti che aveva lo stilista, la carriera che ha fatto, e la fama che aveva in tutto il mondo.

Sempre in Italia, ma a S. Elipidio (AP), si può ammirare il Museo della Calzatura, comprendente tra l’altro scarpe di personaggi famosi. Nel 1972, invece a Vigevano (PV), capitale dell’industria calzaturiera, venne inaugurato un importante Museo Della Calzatura. La collezione, ceduta dalla famiglia Bartolini, conta oltre 300 pezzi, suddivisi in diverse parti. Una sezione infatti è dedicato alle scarpe di un tempo e da calzature di personaggi storici di epoche storiche. Un’altra sezione comprende scarpe appartenenti a tutti i popoli del mondo.

Il terzo settore del museo è dedicato alle curiosità derivanti dal mondo della scarpa. Per quanto riguarda i musei della scarpa esteri, molto bello ed importante è quello di Vienna. Un museo particolare costituito da scarpe famose indossate non solo dal calciatore viennese degli anni 30 Sindelar ma anche dall’imperatore Francesco Giuseppe. Molte le curiosità anche in questo caso che arrivano dal mondo della scarpa.

14. Ottobre 2020 · Commenti disabilitati su Stivali Cuissardes – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Da moschettiere, pirata, trampolieri, alla “Barbarella”, alla “Pretty Woman”, sono i vari nomi che hanno preso gli stivali cuissardes nella storia della moda. Erano in voga nel già nel finire dell’800, in pelle, foderati di stoffa, con i lacci incrociati e la punta sottile. Con il tempo hanno preso le più svariate forme, in particolare negli anni Sessanta grazie all’invenzione della minigonna e alla rivoluzione dei costumi. Da Jane Fonda a Julia Roberts hanno fatto sognare e fanno sognare intere generazioni, perché sono stivali simbolo della femminilità e, ammettiamolo, anche del feticismo. Uno dei motivi del loro successo? Oltre a rendere indiscutibilmente sexy una donna, slanciano la gamba e fanno sembrare più alte.

Storia

Nei musei della moda si trovano in pelle datati fine 1800, con tanto di lingerie abbinata, quindi sono nati con uno scopo principale: sedurre (da professioniste anche). Avevano anche un’altra importante funzione, proteggere dal freddo, ne esistono infatti che coprono la gamba fin quasi all’attaccatura della coscia (riproposti poi da Jean Paul Gaultier) permettendo alle gambe di sopportare anche gli inverni più rigidi.Ma come accennato è negli anni Sessanta che i cuissardes hanno avuto la loro esplosione. Mary Quant nel 1964 “inventò” ufficialmente la minigonna, serviva quindi qualcosa di lungo a coprire la gamba rendendola più accattivante. Ritornarono loro, i cuissardes.

Tuttavia, il primo a sdoganare l’immagine dello stivalone, ma senza tradirla, fu Irving Klaw, fotografo statunitense diventato celebre negli anni Cinquanta per i suoi cataloghi legati al mondo dell’eros. Klaw ebbe una grande influenza nella moda e nel costume e lanciò modelle-icone come Betti Page. Le sue fotografie, raffinate, non volgari, gioiose, ironiche, fecero tornare in voga i cuissardes che rientrarono nell’immaginario collettivo, non solo degli “addetti ai lavori”. Tuttavia, a irrompere nei mass media con gli stivaloni alti fu, negli anni Sessanta, in pieno boom economico e rivolta dei costumi, Emma Peel, attrice che li portava spesso nella serie di telefilm “Agente speciale”.

La vera consacrazione avvenne nel 1968 con il film “Barbarella”, dove Jane Fonda ne indossava vari modelli, stile optical, diventati celeberrimi. Il trend ormai era lanciato e le ragazze cominciarono a indossarli anche di giorno. Simbolo ormai come la minigonna della Swinghin London, nella capitale britannica risiedeva una delle maggiori produttrici di stivaloni: la Little Shoe Box che cessò la sua attività nel 2005, dopo 40 anni di onorato servizio. La Shoe Box produceva stivali in pelle di alta qualità manifatturiera, e contribuì non poco a farli uscire dai vicoli. Ora i due produttori di “trampolieri” di ottima foggia sono l’azienda Leatherworks, sempre londinese, e la parigina Jean Gaborit, specializzata in cuissardes per l’alta moda a cui si rivolgono i più grandi stilisti.

Dopo gli anni Sessanta e il vero proprio boom dello stivale-simbolo della rivoluzione dei costumi, di un certo tipo di stile irriverente, i trampolieri ritornano nella nicchia dell’immaginario più di “settore”. Nel 1982, l’editore americano Bob Guccione li sceglie neri in copertina di una rivista per adulti indossati dalla bellissima modella Corinne Alphen. Nello stesso anno, altre riviste rispolverano i moschettieri, celeberrimo lo scatto di Dwithgt Hooker a Candy Loving sempre lo stesso anno.

Bisognerà attendere gli anni Novanta, ma soprattutto il nuovo millennio per un ennesimo ritorno in grande stile sulle passerelle. I maggiori stilisti, anche grazie a nuovi tessuti come la microfibra, materiali resistenti per tacchi vertiginosi, plateau altissimi, ne propongono diversi modelli. La ricerca è quella dell’eccesso, dello stivale-calzamaglia che incorpora “casualmente” la scarpa (i mitici cuissardes calzamaglia di Gaultier). A farli tornare di moda è soprattutto il mondo del pop-rock, sono numerose le star che indossano gli stivaloni in servizi fotografici, concerti live e video. Una per tutte la granitica Cher, ma più di recente Keisha, Kelly Clarkson, Celine Dion, Janet Jackson, Jennifer Lopez, Beyonce e la stessa Madonna. Senza dimenticare l’ormai trend setter Lady Gaga. Altre star del calibro di Kylie Minogue, Rihanna, Gwen Stefani, Shania Twain e Miley Cyrus hanno spesso usato i cuissardes.

Tuttavia gli eventi che segnano nuovamente il ritorno dei trampoli negli scaffali dei negozi sono due. Uno, nel 1990, con l’uscita del film “Pretty Woman”, interpretato da Julia Roberts. Gli stivali in Pvc, spesso rotti, portati dalla protagonista Vivian Ward hanno reso credibile la storia di questa cenerentola moderna. Sedici anni dopo, nel 2006, la versione “bon ton” dello stivale è riapparsa nel grande schermo, in un altro celebre film, il “Diavolo veste Prada”, dove la protagonista Andy Sachs, Anne Hathaway, indossava in una sequenza un paio di cuissardes di pelle nera, regalando agli stivali un fascino da brava ragazza.

Modelli e tipologie

Come tutte le scarpe i cuissardes sono fatti di svariati materiali, oltre alle pelli non mancano infatti i modelli in vinile, poliuretano o latex, tessuto e microfibra. Alcuni hanno la cerniera (laterale o lungo la linea posteriore) che parte dal tallone o dall’altezza della caviglia. Possono essere con tacchi bassissimi, normali, alti o persino altissimi, con o senza zeppa o montati su comodi platform. E’ inutile negarlo, il modello più diffuso è quello in pelle nera, o lattice, con il tacco a stiletto o a banana, dotato di laccetti e cerniera, alto fino a mezza coscia, simbolo delle donne che hanno scelto di essere “imprenditrici” di se stesse. Proprio questo tipo è il più reperibile sul mercato, si trova anche nelle bancherelle come nelle lussuose boutique, con prezzi variabili a seconda del materiale e delle rifiniture.
La differenza la fanno, lo ripetiamo, come sempre i materiali.

Se sono stivaloni in pvc tenderanno a essere meno avvolgenti con il tempo e necessiteranno di lacci e laccetti, inoltre, se sono verniciati, bisognerà stare attenti a che non perdano il rivestimento nei punti dove si piegano maggiormente (le ginocchia). C’è poi il modello in microfibra, in genere aderentissimo, senza cerniere, che si indossa come una calza. Ha quasi sempre tacco alto, spesso a stiletto o comunque di base rettangolare e plateau importante. A volte tale modello presenta tacchi più bassi e con una forma del piede dello stivale che ricorda il mocassino. Spesso, soprattutto nelle creazioni di alta moda, sono trasparenti, decorati con brillanti e disegni, come se fossero calze. Alcune creazioni, le più aggressive, per vere donne ammaliatrici sono pitonate, zebrate, leopardate e con il tacco rigorosamente a stiletto. Più pop, ma sempre moderni, i trampolieri in tinta unita, spesso in colori squillanti come il rosso o l’arancione. Altro tipo che si differenzia dal classico cuissarde sado-maso è quello con il tacco quasi assente, flat, in camoscio, dai toni tenui e spesso pastello.

Come scegliere

Come per tutte le scarpe che hanno fatto la storia del costume o che volete tenere nel vostro guardaroba da riproporre ogni tanto il consiglio è sempre questo: comprateli di buona fattura, magari facendo un piccolo investimento economico e rivolgendovi ad artigiani o ditte specializzate. Se invece volete indossare i cuissardes per la follia di una sera potrete trovarne diversi modelli per tutte le tasche anche nelle bancarelle. Ricordatevi inoltre che i cuissardes in microfibra o pelli morbidissime possono essere portati a lungo, mentre quelle in materiali plastici tendono a essere scomodi con il passare delle ore. Infine, prima di fare una spesa importante per i trampolieri, pensateci bene. All’inizio sono accattivanti, ma sono anche un accessorio che va portato in determinate occasioni (a meno che non sia con il tacco inesistente) e potreste rischiare di lasciarli spesso nell’armadio. Mettendo al centro dell’attenzione la gamba, valutate poi se sia il caso o meno di essere così “ardimentose”.

Come abbinarli

Nonostante la linea molto definita, non esiste solo lo stile “cortigiana”. Uno può essere il classico sono i cuissardes neri e lucenti, in pelle o in Pvc, lucidi, “cattivi”, abbinati con camice bianche e larghe, nastri e maniche ampie, da dandy, magari con una fascia in vita, e jeans aderentissimi infilati dentro, proprio da piratessa. Oppure con miniabiti neri, in maglia per sdrammatizzarne l’effetto, o con corredo di accessori borchiati per enfatizzarlo. Altro abbinamento è con miniabiti non fascianti, dalle fantasie floreali, meglio se in tinte fredde come azzurri e grigi, con nodi, incroci di tessuto, o giacchette in tinta. Pensate sempre al luogo dove andrete, se avete deciso di portare i cuissardes in outdoor. Se finite in un’osteria alla buona, non piratesca, con la tovaglia a quadrettini oppure in fila per il carrello della spesa. Insomma, sono stivali che vanno usati quando si esce “vestite per uccidere”, non per comprare il litro di latte. Ricordatevi sempre l’effetto boomerang: alcuni uomini vengono attratti dai cruissardes, altri spaventati. Studiate bene la preda prima indossarli per una serata galante.

Cuissardes ma non troppo. Coprono appena il ginocchio, come le calze parigine. Hanno un tacco accennato, a volte sono completamente flat. Non volgari, anche con i laccetti incrociati davanti a chiuderli. Sono affascinanti, seducenti, e non esagerati. Da portare sotto miniabiti che si fermano a metà coscia, minigonne a portafoglio, magari abbinate a spolverini. Evitate però l’effetto Matrix e non vestitevi totalmente di pelle nera. Il messaggio che lanciano è confortante, ma anche intrigante.

Gli anni Sessanta sono stati l’epoca d’oro dei cuissardes, abbiamo detto. E infatti c’è anche il modello da contestatrice. Tacco quasi inesistente, di camoscio e non avvolgenti, in toni chiari, dal beige al grigio, oppure Khaki. In Francia li chiamano “Q.I. sardes”, stivaloni per donne intelligenti. Anche per loro sono indicati miniabiti, magari di lana, pantaloncini e gonnellini scozzesi, da studentessa, con dolcevita sopra e giacca di velluto. Vanno bene persino con le gonne lunghe, scampanate, per far intuire quello che c’è sotto. I cuissardes, appunto.a far innamorare l’uomo d’affari senza cuore Richard Gere. In seguito, nel 2006, Anne Ataway, ci fa riscoprire in una scena de “Il diavolo veste Prada”, il lato chic dei cuissardes.

14. Settembre 2020 · Commenti disabilitati su Stivali da Cowboy – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Fanno parte di uno stile preciso, di un modo di intendere la vita e la libertà di esprimersi. Non solo indossati da chi è nato in Texas, sono usati dai rocker o dai punk e dalle donne di tutto il mondo. Altre volte sono marroni e lisci, per chi ama la vita all’aria aperta e lo stile “Casa nella prateria”. I modelli sono tanti, dal classico dei padri pellegrini, pieno di laccetti e dal tacco spesso per ancorarsi alle staffe, ai successivi roper, passando per quelli con speroni, da rodeo, di pelle di serpente o alligatore, persino leopardati, con tacchi alti per le cow girl di città, ma anche bianchi, da sposa.

Storia

Dalle mandrie alle passerelle. E’ questa la storia degli stivali da cow boy, nati attorno al XVI secolo. Gli uomini vecchio West capirono ben presto che la pelle bovina, di vacca o vitello, all’inizio utilizzata per confezionarli, non era la migliore, per una questione di durezza del pellame e ruvidità. Servivano infatti superfici “granulose” per poter aderire al manto del cavallo e soprattutto spronarlo al trotto o al galoppo. Tutto ciò ha portato ai primi stivali veramente di moda tra gli uomini delle praterie: quelli di pelle di serpente.

Il modello “originale” di pelle bovina è detto western o “classico”, con i laccetti che partivano dalla punta per tutto il tronco della scarpa. Il tacco era spesso per poter infilarsi bene nella staffa, caratteristica che si conserva ancora oggi negli stivali da cow boy utilizzati veramente per cavalcare. Presto si è diffuso tuttavia il modello più noto, il roper, conosciuto già in tutto il mondo dalla fine dell’Ottocento. Nei roper il piede è infilato in una cornice di cuoio ricoperto di altra pelle e cucito al tronco, con cucitura in evidenza, il che rende più flessibile il movimento del piede. Il tacco è ridotto, breve, ma si infila comunque nella staffa. La punta può essere arrotondata o affilata, anche ricoperta di metallo.

In pelle di serpente

Sono più leggeri di quelli di cotenna bovina, si possono ripiegare, sono meno pesanti e ingombranti. Essendo flessibili, ma resistenti, permettono al piede movimenti più agili, sono lisci, ma possono essere lavorati in modo facile con decori e cuciture, tanto da dare loro le caratteristiche necessarie di ruvidità per spronare il cavallo. Inoltre, proprio per il loro stile unico, hanno subito conquistato, e conquistano tutt’oggi, il mercato sia di chi pratica equitazione che della moda, questo grazie alla pelle naturalmente pitonata. Nel caso di una calzatura di taglio femminile, sono considerati da alcuni molto seduttivi. Vista la loro diffusione, ormai esistono marche e modelli di ogni genere e prezzo, tanto da renderli accessibili a tutti. Lo stesso dicasi per quelli di coccodrillo. Se non volete far del male a bestiole libere e selvagge, esistono ormai trattamenti sintetici delle pelli, ma anche dei tessuti, che ne offrono ottime imitazioni.

Stivali di leopardo

All’epoca dei padri pellegrini era raro vedere un cow boy o una cow girl con gli stivali di leopardo. Anzi, oggi sono il simbolo dell’appropriazione da parte della moda di questa calzatura pensata per allevare bestiame e cavalcare. Oggi sono di tendenza, esempio di uno stile aggressivo e utilizzati più per stupire che per la loro funzionalità “en plein air”. I materiali impiegati non sono ovviamente solo la pelle del felino, ma anche tessuti sintetici o pelli trattate in modo che sembrino uscite dalla giungla. I modelli femminili in genere hanno il tacco alto, spesso a stiletto per gli usi “urbani”, a sottolineare il loro appeal trasgressivo. Tuttavia, passati i primi tempi, anche i veri cow boy non hanno saputo resistere alla tentazione “domare il leopardo” e in quel caso, per i modelli da cavallerizzo, il tacco è rimasto alto, ma squadrato, per tenere il piede nelle staffe. Presentano delle parti in vitello, interne al tallone, e con l’andare del tempo la loro punta si è sempre più arrotondata. Per tradizione non dovrebbero avere lacci, ma il mondo della moda li ha ormai arricchiti di frange, nappe e altre decorazioni.

Con speroni o senza

Gli stilisti, si sa, riciclano tutto. Anche gli speroni del vecchio West. Va tuttavia ricordato che i veri spurs, speroni in americano, a stella o triangolari (i “Dallas”) sono affilati perché venivano utilizzati per indirizzare l’andamento del cavallo. In tempi recenti stilisti come Ralph Lauren, Jean Paul Gaultier, Hermès hanno riportato in auge lo stile tex-mex (indimenticabili i Camperos intarsiati) con modelle vestite alla Calamity Jane. Da lì una “deriva” della moda ormai vero e proprio stile, ispirata costantemente anche dal cinema, fatta di accessori come i cappelli stetson (quelli a falda larga dei mandriani), camice a quadri (magari scollate e portate sotto trench di camoscio color sabbia o blu indingo) e giacche con le frange. Un unico consiglio, se decidete di comprare stivali da cow boy con speroni assicuratevi che questi siano decorativi e non passati sotto le lame affilate dell’arrotino. Altrimenti potreste fare male a qualcuno.

Punta d’acciaio, tonda o quadrata

La punta in acciaio all’inizio non fu creata per motivi decorativi, ma perché lo zoccolo del giovane cavallo spesso atterrava sul piede dell’addestratore. Ma soprattutto perché era più facile agganciare il piede alla staffa. Poi, assieme agli speroni, la punta è diventata un simbolo della moda e dello stile rocker. Alcuni suggerimenti. Se decidete di acquistare questo modello, provateli sempre prima. O meglio: il peso della punta può sembrare sopportabile al momento dell’acquisto, ma diventare intollerabile dopo. Proprio per questo è sconsigliato l’acquisto online di tale prodotto. Anche gli stivali da cow boy con la famosa “snip toe”, punta quadrata, hanno un loro pubblico di affezionati estimatori. Ma prima di sceglierli è bene fare alcune considerazioni. Innanzitutto, la presenza della punta squadrata corrisponde solitamente a uno stivale con poche decorazioni o intarsi. In genere, infatti, è proprio dall’estremità del piede che parte il decoro poi ripreso dal tronco. Inoltre, è piuttosto importante che siano di fattura artigianale. Come in tutte le scarpe, la punta quadrata è quella che tende a staccarsi più facilmente delle altre, se incollata malamente o cucita male, a causa delle sollecitazioni continue ricevute dagli angoli. Quindi è sempre meglio scegliere con oculatezza e o magari far addirittura confezionare da un artigiano di fiducia questo tipo di stivale. Inoltre, sono stivali meno comodi di quelli a punta tonda.

Black or white

Come dicevamo, gli stivali da cow boy hanno conquistato a pieno titolo la moda. A parte gli amanti dello stile country, un discorso va fatto per i modelli total blacl, neri, punkeggianti o glam rock, ormai prodotti in tutte le fogge, con o senza tacco alto, con o senza punta metallica, decorati da cuciture, frange, pietre dure, o inserti colorati. Lo stesso dicasi per gli stivali bianchi che, non solo nel sud degli Stati Uniti o in Messico, vengono usati persino dalle spose.

Come portarli

Una buona notizia: proprio perché hanno uno stile così definito, gli stivali da cow boy possono essere portati con tutto. Dai jeans, agli short, soprattutto se si ha la fortuna di somigliare alla mitica Daisy Duke di Hazzard, all’abito da sera o da cocktail. Ma a meno che non abitate in Alabama o non abbiate una grande dose di coraggio, è consigliabile evitarli con abiti da gran galà. Va bene mischiare gli stili, ma non troppo, soprattutto se non si è un po’ cow girl nell’anima. Per entrare gradualmente nel mondo stivali texani, è sempre meglio cominciare con uno stile casual, magliette o camice, bianche o monocolore, jeans comodi che coprono lo stivale. Un altro abbinamento è quello con gli abiti prendisole, magari con spalline incrociate dietro alla schiena, meglio se bianchi e “pizzosi”, da ingentilire con gioielli etnici, o monili degli indiani d’America. Un bicchierone di limonata ghiacciata in mano e il gioco è fatto. Altra mise può essere una gonna a falde larghe, magari in stampa provenzale o sempre con pizzi e ricami con sopra una gicchetta di jeans. Attente però a non cadere negli eccessi con accessori “in stile” quali cappello da mandriano, giacche o borsoni frangiati. Oppure, addirittura, indossando uno spolverino lungo, magari in pelle nera o animalier. Se decidete di farlo, ricordatevi che non dovete andare a un rodeo o a una sfida all’ultimo sangue.

Come scegliere

Gli stivali si possono portare con tutto, se non si esagera, ma è sempre consigliato lo stile casual. Stanno bene a tutte le corporature. Essendo un capo di abbigliamento molto particolare, è sempre meglio prenderlo di qualità, che duri nel tempo, importarlo quindi. Le maggiori aziende produttrici (e gli stilisti che a intervalli regolari ripropongono lo stile tex-mex sulle passerelle) spesso si rivolgono alle aziende artigiane di El Paso, vera e propria patria di questo tipo di stivale. Se il portafoglio lo permette, è meglio farli fare su misura da un artigiano del posto. Inoltre: usateli. Un vero calzare da cow boy deve essere “rovinato”, non lucido di fabbricazione.

14. Agosto 2020 · Commenti disabilitati su Stivali da Donna – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Prima erano soprattutto una calzatura invernale, utilizzata per proteggere il piede dal freddo grazie al fatto che gli stivali coprono anche parte della gamba; da qualche anno a questa parte gli stilisti hanno proposto modelli realizzati in un tessuto leggero e traspirante, adatto anche alle stagioni più calde.

Storia
Modelli a tronchetto
Dove comprare
Salute dei piedi
Storia
Storicamente lo stivale nasce come calzatura puramente maschile, che veniva adoperata soprattutto per quelle professioni particolarmente dure in cui serviva proteggere le gambe. Intorno all’ottocento, però, anche le donne cominciano ad indossare tale capo. I primi stivali sono rigorosamente senza tacco e vengono indossati e stretti tramite appositi lacci.

Bisogna attendere gli inizi degli anni novanta perché la produzioni di stivali per donna si intensifichi sempre più e si inizino a creare i primi modelli con tacco. Tra gli anni 50 e gli anni 60, grazie alla mitica invenzione della minigonna, gli stilisti dell’epoca sentono l’esigenza di coprire la gamba femminile se non più con la stoffa delle donne, con lo stivale. Nascono quindi i primi modelli, alti quasi fino al ginocchio, e a volte anche sopra il ginocchio, il tacco è medio-alto e sono particolarmente aderenti e per questo provvisti di cerniera ai lati della scarpa.

Col passare degli anno i disegni mutano sempre più rapidamente e in maniera strepitosa: gli stivali si allungano fino all’altezza dell’inguine. E’ l’era delle mitiche zeppe, che spopolano tra tutti i tipi di calzature, tendenza che, come sappiamo, verrà ripresa in anni successivi, vicini ai nostri giorni. Anche gli stivali si adattano a tale tendenza e comincia a divenire sempre più alto e a rendere le donne che li indossano molto più slanciate e di conseguenza più belle.

Passano gli anni e intorno agli anni ottanta lo stivale è diventato un vero e proprio strumento di culto: se ne trovano di tutti i tipi: rigidi, morbidi, di camoscio o di stoffa, che aderendo perfettamente al polpaccio, fanno quasi da calza. Di gran moda e gettonatissimi tra la popolazione femminile gli stivali maculati. Oggi gli stivali sono considerati da tante donne molto intimi, simbolo della propria femminilità e della loro naturale sensualità.

Modelli a tronchetto

Gli Stivali tronchetto sono un ritorno della moda degli anni 70. Sono stivali particolarmente bassi, che arrivano all’altezza della caviglia e che possono essere indossati con qualsiasi abbigliamento. Sono, e ciò non è poco, anche molto comodi, e per chi ha bisogno di conciliare la comodità ma non vuole rinunciare a seguire la moda rappresentano lo stivale ideale.

Possono essere indossati con le gonne, lunghe fino al ginocchio o corte, con vestitini casual e sbarazzini, con jeans e pantaloni a sigaretta. Anche nella scelta delle calze, essi non hanno particolari esigenze. Vanno benissimo con i collant, ma anche con calzini più spiritosi, colorati e di pizzo. In camoscio, con le borchie, in pelle, questo stivale è stato proposto da tante case di moda, ognuna dando un proprio tocco di originalità.

Questo genere di stivali è particolarmente usato dalle ragazze un po’ bassine e che hanno gambe non proprio kilometriche. Grazie al fatto di terminare prima del ginocchio, gli stivali tronchetto conferiscono un senso di slancio in più alla figura umana. Sono anche particolarmente adatti con il mezzo tempo, quando la scarpa aperta è troppo estiva e lo stivale che arriva fino al ginocchio troppo ingombrante e fastidioso. Un abbinamento che va molto forte per la prossima stagione è quello tra stivale tronchetto e camoscio. Se ne trovano molti modelli in giro, sono estremamente pratici e spesso con pochissimo tacco, circa due – tre centimetri.

Dove comprare

Come abbiamo visto, sono tantissimi gli stilisti che disegnano e propongono per ogni loro collezione modelli nuovi di stivali: ciò rende l’idea della grande diffusione e di quanto i clienti ricerchino la qualità e l’originalità nei loro capi, specie se si tratta di scarpe.

Ovviamente i marchi citati, essendo quasi tutti di alta moda hanno prezzi non certo abbordabili a tutti. In quasi tutti i migliori negozi di scarpe, però, sicuramente troverete un reparto dedicato agli stivali: negozi come Bata, Cinti, negozi Geox, tutti fornitissimi di questo accessorio che sembra proprio non passare mai di moda! Qui i prezzi saranno sicuramente più bassi, ma raccomando sempre e comunque la ricerca di qualità dei materiali.

Non acquistate solo in base al gusto estetico, perché se il piede soffre dentro lo stivale camminare diventerà un incubo. Fate caso al tipo di materiale, privilegiando le pelli morbide o il camoscio e comunque diffidate di stivali al di sotto dei 50-60 euro, perché, a meno che non siate nel periodo dei saldi, difficilmente costi inferiori potranno offrirvi materiali di qualità. In alternativa alla classica vendita di stivali, abbiamo quella on-line.

I vantaggi sono la grande varietà e possibilità di scegliere tra marchi diversi e , se siete fortunati, la possibilità di risparmiare qual cosina sulla vostra spesa. Tanti stilisti hanno messo on-line delle vere e proprie boutique, in cui è possibile vedere le loro nuove collezioni, conoscerne i prezzi ed eventualmente acquistarli. Arriveranno direttamente a casa vostra entro un paio di settimane. Attenzione però, se decidete di acquistare i vostri stivali su internet, dovrete essere assolutamente certi che della misura che fa per voi. Se, quindi, come spesso accade, il numero di scarpe che calzate dipende e cambia da ogni diverso modello, preferite provare prima di acquistare gli stivali, altrimenti potrebbero arrivare a casa vostra stivali bellissimi ma immettibili.

Come Indossarli

Molto spesso, troppo spesso, la moda non tiene conto di quale tipo di impatto alcuni prodotti possono avere sulla salute delle persone. Nello specifico, nel caso delle scarpe, quindi, ci si ritrova ad indossare calzature che hanno una fisionomia totalmente incompatibile con quella dei nostri piedi. Questo perché gli stilisti sono sempre alla ricerca di forme nuove, di materiali e tessuti diversi, per rinnovare ogni stagione le loro collezioni.

Per fare un esempio, è risaputo che indossare tacchi troppo alti costringe la donna ad assumere posizioni che a lungo andare provocano mal di schiena. Un tacco molto alto, specie in una scarpa chiusa come lo stivale, provoca uno spostamento in avanti del corpo; il piede, quindi non poggia sulla base totale e per questo motivo ha una base più piccola di appoggio.

Anche se i tacchi non passano mai di moda e tutte le donne conoscono i benefici a livello estetico, è importantissimo tenere conto anche degli aspetti salutari quando ci apprestiamo a comprare uno stivale. Un altro esempio è quello degli stivali a punta. Le punte, molte volte troppo strette, costringono le dita dei piedi a stare compresse in uno spazio troppo ristretto.

Se sono troppo stretti, a lungo andare, e a volte anche dopo la prima uscita con dei nuovi stivali, si potrebbero formare calli dolorosi che richiedono anche parecchio tempo prima di guarire del tutto. Ricordate che è possibile e necessario conciliare moda e comodità, privilegiando materiali morbidi e forme non troppo spropositate. Fate, inoltre, molta attenzione anche alla misura del vostro stivale e considerate che oltre alla lunghezza del piede va ben osservata la vestibilità alla caviglia e al polpaccio. E’ importante che lo stivale non stringa troppo e che lasci una minima possibilità di movimento alle vostra dita.

Gli stivali sono un elemento che anche in passato avevano il loro fascino. Grazie alla fantasia degli stilisti, i negozi sono pienissimi di tanti modelli diversi, per cui, anche se i vostri gusti sono particolarmente difficili, sicuramente troverete la scarpa che fa per voi.