14. Ottobre 2020 · Commenti disabilitati su Stivali Cuissardes – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Da moschettiere, pirata, trampolieri, alla “Barbarella”, alla “Pretty Woman”, sono i vari nomi che hanno preso gli stivali cuissardes nella storia della moda. Erano in voga nel già nel finire dell’800, in pelle, foderati di stoffa, con i lacci incrociati e la punta sottile. Con il tempo hanno preso le più svariate forme, in particolare negli anni Sessanta grazie all’invenzione della minigonna e alla rivoluzione dei costumi. Da Jane Fonda a Julia Roberts hanno fatto sognare e fanno sognare intere generazioni, perché sono stivali simbolo della femminilità e, ammettiamolo, anche del feticismo. Uno dei motivi del loro successo? Oltre a rendere indiscutibilmente sexy una donna, slanciano la gamba e fanno sembrare più alte.

Storia

Nei musei della moda si trovano in pelle datati fine 1800, con tanto di lingerie abbinata, quindi sono nati con uno scopo principale: sedurre (da professioniste anche). Avevano anche un’altra importante funzione, proteggere dal freddo, ne esistono infatti che coprono la gamba fin quasi all’attaccatura della coscia (riproposti poi da Jean Paul Gaultier) permettendo alle gambe di sopportare anche gli inverni più rigidi.Ma come accennato è negli anni Sessanta che i cuissardes hanno avuto la loro esplosione. Mary Quant nel 1964 “inventò” ufficialmente la minigonna, serviva quindi qualcosa di lungo a coprire la gamba rendendola più accattivante. Ritornarono loro, i cuissardes.

Tuttavia, il primo a sdoganare l’immagine dello stivalone, ma senza tradirla, fu Irving Klaw, fotografo statunitense diventato celebre negli anni Cinquanta per i suoi cataloghi legati al mondo dell’eros. Klaw ebbe una grande influenza nella moda e nel costume e lanciò modelle-icone come Betti Page. Le sue fotografie, raffinate, non volgari, gioiose, ironiche, fecero tornare in voga i cuissardes che rientrarono nell’immaginario collettivo, non solo degli “addetti ai lavori”. Tuttavia, a irrompere nei mass media con gli stivaloni alti fu, negli anni Sessanta, in pieno boom economico e rivolta dei costumi, Emma Peel, attrice che li portava spesso nella serie di telefilm “Agente speciale”.

La vera consacrazione avvenne nel 1968 con il film “Barbarella”, dove Jane Fonda ne indossava vari modelli, stile optical, diventati celeberrimi. Il trend ormai era lanciato e le ragazze cominciarono a indossarli anche di giorno. Simbolo ormai come la minigonna della Swinghin London, nella capitale britannica risiedeva una delle maggiori produttrici di stivaloni: la Little Shoe Box che cessò la sua attività nel 2005, dopo 40 anni di onorato servizio. La Shoe Box produceva stivali in pelle di alta qualità manifatturiera, e contribuì non poco a farli uscire dai vicoli. Ora i due produttori di “trampolieri” di ottima foggia sono l’azienda Leatherworks, sempre londinese, e la parigina Jean Gaborit, specializzata in cuissardes per l’alta moda a cui si rivolgono i più grandi stilisti.

Dopo gli anni Sessanta e il vero proprio boom dello stivale-simbolo della rivoluzione dei costumi, di un certo tipo di stile irriverente, i trampolieri ritornano nella nicchia dell’immaginario più di “settore”. Nel 1982, l’editore americano Bob Guccione li sceglie neri in copertina di una rivista per adulti indossati dalla bellissima modella Corinne Alphen. Nello stesso anno, altre riviste rispolverano i moschettieri, celeberrimo lo scatto di Dwithgt Hooker a Candy Loving sempre lo stesso anno.

Bisognerà attendere gli anni Novanta, ma soprattutto il nuovo millennio per un ennesimo ritorno in grande stile sulle passerelle. I maggiori stilisti, anche grazie a nuovi tessuti come la microfibra, materiali resistenti per tacchi vertiginosi, plateau altissimi, ne propongono diversi modelli. La ricerca è quella dell’eccesso, dello stivale-calzamaglia che incorpora “casualmente” la scarpa (i mitici cuissardes calzamaglia di Gaultier). A farli tornare di moda è soprattutto il mondo del pop-rock, sono numerose le star che indossano gli stivaloni in servizi fotografici, concerti live e video. Una per tutte la granitica Cher, ma più di recente Keisha, Kelly Clarkson, Celine Dion, Janet Jackson, Jennifer Lopez, Beyonce e la stessa Madonna. Senza dimenticare l’ormai trend setter Lady Gaga. Altre star del calibro di Kylie Minogue, Rihanna, Gwen Stefani, Shania Twain e Miley Cyrus hanno spesso usato i cuissardes.

Tuttavia gli eventi che segnano nuovamente il ritorno dei trampoli negli scaffali dei negozi sono due. Uno, nel 1990, con l’uscita del film “Pretty Woman”, interpretato da Julia Roberts. Gli stivali in Pvc, spesso rotti, portati dalla protagonista Vivian Ward hanno reso credibile la storia di questa cenerentola moderna. Sedici anni dopo, nel 2006, la versione “bon ton” dello stivale è riapparsa nel grande schermo, in un altro celebre film, il “Diavolo veste Prada”, dove la protagonista Andy Sachs, Anne Hathaway, indossava in una sequenza un paio di cuissardes di pelle nera, regalando agli stivali un fascino da brava ragazza.

Modelli e tipologie

Come tutte le scarpe i cuissardes sono fatti di svariati materiali, oltre alle pelli non mancano infatti i modelli in vinile, poliuretano o latex, tessuto e microfibra. Alcuni hanno la cerniera (laterale o lungo la linea posteriore) che parte dal tallone o dall’altezza della caviglia. Possono essere con tacchi bassissimi, normali, alti o persino altissimi, con o senza zeppa o montati su comodi platform. E’ inutile negarlo, il modello più diffuso è quello in pelle nera, o lattice, con il tacco a stiletto o a banana, dotato di laccetti e cerniera, alto fino a mezza coscia, simbolo delle donne che hanno scelto di essere “imprenditrici” di se stesse. Proprio questo tipo è il più reperibile sul mercato, si trova anche nelle bancherelle come nelle lussuose boutique, con prezzi variabili a seconda del materiale e delle rifiniture.
La differenza la fanno, lo ripetiamo, come sempre i materiali.

Se sono stivaloni in pvc tenderanno a essere meno avvolgenti con il tempo e necessiteranno di lacci e laccetti, inoltre, se sono verniciati, bisognerà stare attenti a che non perdano il rivestimento nei punti dove si piegano maggiormente (le ginocchia). C’è poi il modello in microfibra, in genere aderentissimo, senza cerniere, che si indossa come una calza. Ha quasi sempre tacco alto, spesso a stiletto o comunque di base rettangolare e plateau importante. A volte tale modello presenta tacchi più bassi e con una forma del piede dello stivale che ricorda il mocassino. Spesso, soprattutto nelle creazioni di alta moda, sono trasparenti, decorati con brillanti e disegni, come se fossero calze. Alcune creazioni, le più aggressive, per vere donne ammaliatrici sono pitonate, zebrate, leopardate e con il tacco rigorosamente a stiletto. Più pop, ma sempre moderni, i trampolieri in tinta unita, spesso in colori squillanti come il rosso o l’arancione. Altro tipo che si differenzia dal classico cuissarde sado-maso è quello con il tacco quasi assente, flat, in camoscio, dai toni tenui e spesso pastello.

Come scegliere

Come per tutte le scarpe che hanno fatto la storia del costume o che volete tenere nel vostro guardaroba da riproporre ogni tanto il consiglio è sempre questo: comprateli di buona fattura, magari facendo un piccolo investimento economico e rivolgendovi ad artigiani o ditte specializzate. Se invece volete indossare i cuissardes per la follia di una sera potrete trovarne diversi modelli per tutte le tasche anche nelle bancarelle. Ricordatevi inoltre che i cuissardes in microfibra o pelli morbidissime possono essere portati a lungo, mentre quelle in materiali plastici tendono a essere scomodi con il passare delle ore. Infine, prima di fare una spesa importante per i trampolieri, pensateci bene. All’inizio sono accattivanti, ma sono anche un accessorio che va portato in determinate occasioni (a meno che non sia con il tacco inesistente) e potreste rischiare di lasciarli spesso nell’armadio. Mettendo al centro dell’attenzione la gamba, valutate poi se sia il caso o meno di essere così “ardimentose”.

Come abbinarli

Nonostante la linea molto definita, non esiste solo lo stile “cortigiana”. Uno può essere il classico sono i cuissardes neri e lucenti, in pelle o in Pvc, lucidi, “cattivi”, abbinati con camice bianche e larghe, nastri e maniche ampie, da dandy, magari con una fascia in vita, e jeans aderentissimi infilati dentro, proprio da piratessa. Oppure con miniabiti neri, in maglia per sdrammatizzarne l’effetto, o con corredo di accessori borchiati per enfatizzarlo. Altro abbinamento è con miniabiti non fascianti, dalle fantasie floreali, meglio se in tinte fredde come azzurri e grigi, con nodi, incroci di tessuto, o giacchette in tinta. Pensate sempre al luogo dove andrete, se avete deciso di portare i cuissardes in outdoor. Se finite in un’osteria alla buona, non piratesca, con la tovaglia a quadrettini oppure in fila per il carrello della spesa. Insomma, sono stivali che vanno usati quando si esce “vestite per uccidere”, non per comprare il litro di latte. Ricordatevi sempre l’effetto boomerang: alcuni uomini vengono attratti dai cruissardes, altri spaventati. Studiate bene la preda prima indossarli per una serata galante.

Cuissardes ma non troppo. Coprono appena il ginocchio, come le calze parigine. Hanno un tacco accennato, a volte sono completamente flat. Non volgari, anche con i laccetti incrociati davanti a chiuderli. Sono affascinanti, seducenti, e non esagerati. Da portare sotto miniabiti che si fermano a metà coscia, minigonne a portafoglio, magari abbinate a spolverini. Evitate però l’effetto Matrix e non vestitevi totalmente di pelle nera. Il messaggio che lanciano è confortante, ma anche intrigante.

Gli anni Sessanta sono stati l’epoca d’oro dei cuissardes, abbiamo detto. E infatti c’è anche il modello da contestatrice. Tacco quasi inesistente, di camoscio e non avvolgenti, in toni chiari, dal beige al grigio, oppure Khaki. In Francia li chiamano “Q.I. sardes”, stivaloni per donne intelligenti. Anche per loro sono indicati miniabiti, magari di lana, pantaloncini e gonnellini scozzesi, da studentessa, con dolcevita sopra e giacca di velluto. Vanno bene persino con le gonne lunghe, scampanate, per far intuire quello che c’è sotto. I cuissardes, appunto.a far innamorare l’uomo d’affari senza cuore Richard Gere. In seguito, nel 2006, Anne Ataway, ci fa riscoprire in una scena de “Il diavolo veste Prada”, il lato chic dei cuissardes.

14. Settembre 2020 · Commenti disabilitati su Stivali da Cowboy – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Fanno parte di uno stile preciso, di un modo di intendere la vita e la libertà di esprimersi. Non solo indossati da chi è nato in Texas, sono usati dai rocker o dai punk e dalle donne di tutto il mondo. Altre volte sono marroni e lisci, per chi ama la vita all’aria aperta e lo stile “Casa nella prateria”. I modelli sono tanti, dal classico dei padri pellegrini, pieno di laccetti e dal tacco spesso per ancorarsi alle staffe, ai successivi roper, passando per quelli con speroni, da rodeo, di pelle di serpente o alligatore, persino leopardati, con tacchi alti per le cow girl di città, ma anche bianchi, da sposa.

Storia

Dalle mandrie alle passerelle. E’ questa la storia degli stivali da cow boy, nati attorno al XVI secolo. Gli uomini vecchio West capirono ben presto che la pelle bovina, di vacca o vitello, all’inizio utilizzata per confezionarli, non era la migliore, per una questione di durezza del pellame e ruvidità. Servivano infatti superfici “granulose” per poter aderire al manto del cavallo e soprattutto spronarlo al trotto o al galoppo. Tutto ciò ha portato ai primi stivali veramente di moda tra gli uomini delle praterie: quelli di pelle di serpente.

Il modello “originale” di pelle bovina è detto western o “classico”, con i laccetti che partivano dalla punta per tutto il tronco della scarpa. Il tacco era spesso per poter infilarsi bene nella staffa, caratteristica che si conserva ancora oggi negli stivali da cow boy utilizzati veramente per cavalcare. Presto si è diffuso tuttavia il modello più noto, il roper, conosciuto già in tutto il mondo dalla fine dell’Ottocento. Nei roper il piede è infilato in una cornice di cuoio ricoperto di altra pelle e cucito al tronco, con cucitura in evidenza, il che rende più flessibile il movimento del piede. Il tacco è ridotto, breve, ma si infila comunque nella staffa. La punta può essere arrotondata o affilata, anche ricoperta di metallo.

In pelle di serpente

Sono più leggeri di quelli di cotenna bovina, si possono ripiegare, sono meno pesanti e ingombranti. Essendo flessibili, ma resistenti, permettono al piede movimenti più agili, sono lisci, ma possono essere lavorati in modo facile con decori e cuciture, tanto da dare loro le caratteristiche necessarie di ruvidità per spronare il cavallo. Inoltre, proprio per il loro stile unico, hanno subito conquistato, e conquistano tutt’oggi, il mercato sia di chi pratica equitazione che della moda, questo grazie alla pelle naturalmente pitonata. Nel caso di una calzatura di taglio femminile, sono considerati da alcuni molto seduttivi. Vista la loro diffusione, ormai esistono marche e modelli di ogni genere e prezzo, tanto da renderli accessibili a tutti. Lo stesso dicasi per quelli di coccodrillo. Se non volete far del male a bestiole libere e selvagge, esistono ormai trattamenti sintetici delle pelli, ma anche dei tessuti, che ne offrono ottime imitazioni.

Stivali di leopardo

All’epoca dei padri pellegrini era raro vedere un cow boy o una cow girl con gli stivali di leopardo. Anzi, oggi sono il simbolo dell’appropriazione da parte della moda di questa calzatura pensata per allevare bestiame e cavalcare. Oggi sono di tendenza, esempio di uno stile aggressivo e utilizzati più per stupire che per la loro funzionalità “en plein air”. I materiali impiegati non sono ovviamente solo la pelle del felino, ma anche tessuti sintetici o pelli trattate in modo che sembrino uscite dalla giungla. I modelli femminili in genere hanno il tacco alto, spesso a stiletto per gli usi “urbani”, a sottolineare il loro appeal trasgressivo. Tuttavia, passati i primi tempi, anche i veri cow boy non hanno saputo resistere alla tentazione “domare il leopardo” e in quel caso, per i modelli da cavallerizzo, il tacco è rimasto alto, ma squadrato, per tenere il piede nelle staffe. Presentano delle parti in vitello, interne al tallone, e con l’andare del tempo la loro punta si è sempre più arrotondata. Per tradizione non dovrebbero avere lacci, ma il mondo della moda li ha ormai arricchiti di frange, nappe e altre decorazioni.

Con speroni o senza

Gli stilisti, si sa, riciclano tutto. Anche gli speroni del vecchio West. Va tuttavia ricordato che i veri spurs, speroni in americano, a stella o triangolari (i “Dallas”) sono affilati perché venivano utilizzati per indirizzare l’andamento del cavallo. In tempi recenti stilisti come Ralph Lauren, Jean Paul Gaultier, Hermès hanno riportato in auge lo stile tex-mex (indimenticabili i Camperos intarsiati) con modelle vestite alla Calamity Jane. Da lì una “deriva” della moda ormai vero e proprio stile, ispirata costantemente anche dal cinema, fatta di accessori come i cappelli stetson (quelli a falda larga dei mandriani), camice a quadri (magari scollate e portate sotto trench di camoscio color sabbia o blu indingo) e giacche con le frange. Un unico consiglio, se decidete di comprare stivali da cow boy con speroni assicuratevi che questi siano decorativi e non passati sotto le lame affilate dell’arrotino. Altrimenti potreste fare male a qualcuno.

Punta d’acciaio, tonda o quadrata

La punta in acciaio all’inizio non fu creata per motivi decorativi, ma perché lo zoccolo del giovane cavallo spesso atterrava sul piede dell’addestratore. Ma soprattutto perché era più facile agganciare il piede alla staffa. Poi, assieme agli speroni, la punta è diventata un simbolo della moda e dello stile rocker. Alcuni suggerimenti. Se decidete di acquistare questo modello, provateli sempre prima. O meglio: il peso della punta può sembrare sopportabile al momento dell’acquisto, ma diventare intollerabile dopo. Proprio per questo è sconsigliato l’acquisto online di tale prodotto. Anche gli stivali da cow boy con la famosa “snip toe”, punta quadrata, hanno un loro pubblico di affezionati estimatori. Ma prima di sceglierli è bene fare alcune considerazioni. Innanzitutto, la presenza della punta squadrata corrisponde solitamente a uno stivale con poche decorazioni o intarsi. In genere, infatti, è proprio dall’estremità del piede che parte il decoro poi ripreso dal tronco. Inoltre, è piuttosto importante che siano di fattura artigianale. Come in tutte le scarpe, la punta quadrata è quella che tende a staccarsi più facilmente delle altre, se incollata malamente o cucita male, a causa delle sollecitazioni continue ricevute dagli angoli. Quindi è sempre meglio scegliere con oculatezza e o magari far addirittura confezionare da un artigiano di fiducia questo tipo di stivale. Inoltre, sono stivali meno comodi di quelli a punta tonda.

Black or white

Come dicevamo, gli stivali da cow boy hanno conquistato a pieno titolo la moda. A parte gli amanti dello stile country, un discorso va fatto per i modelli total blacl, neri, punkeggianti o glam rock, ormai prodotti in tutte le fogge, con o senza tacco alto, con o senza punta metallica, decorati da cuciture, frange, pietre dure, o inserti colorati. Lo stesso dicasi per gli stivali bianchi che, non solo nel sud degli Stati Uniti o in Messico, vengono usati persino dalle spose.

Come portarli

Una buona notizia: proprio perché hanno uno stile così definito, gli stivali da cow boy possono essere portati con tutto. Dai jeans, agli short, soprattutto se si ha la fortuna di somigliare alla mitica Daisy Duke di Hazzard, all’abito da sera o da cocktail. Ma a meno che non abitate in Alabama o non abbiate una grande dose di coraggio, è consigliabile evitarli con abiti da gran galà. Va bene mischiare gli stili, ma non troppo, soprattutto se non si è un po’ cow girl nell’anima. Per entrare gradualmente nel mondo stivali texani, è sempre meglio cominciare con uno stile casual, magliette o camice, bianche o monocolore, jeans comodi che coprono lo stivale. Un altro abbinamento è quello con gli abiti prendisole, magari con spalline incrociate dietro alla schiena, meglio se bianchi e “pizzosi”, da ingentilire con gioielli etnici, o monili degli indiani d’America. Un bicchierone di limonata ghiacciata in mano e il gioco è fatto. Altra mise può essere una gonna a falde larghe, magari in stampa provenzale o sempre con pizzi e ricami con sopra una gicchetta di jeans. Attente però a non cadere negli eccessi con accessori “in stile” quali cappello da mandriano, giacche o borsoni frangiati. Oppure, addirittura, indossando uno spolverino lungo, magari in pelle nera o animalier. Se decidete di farlo, ricordatevi che non dovete andare a un rodeo o a una sfida all’ultimo sangue.

Come scegliere

Gli stivali si possono portare con tutto, se non si esagera, ma è sempre consigliato lo stile casual. Stanno bene a tutte le corporature. Essendo un capo di abbigliamento molto particolare, è sempre meglio prenderlo di qualità, che duri nel tempo, importarlo quindi. Le maggiori aziende produttrici (e gli stilisti che a intervalli regolari ripropongono lo stile tex-mex sulle passerelle) spesso si rivolgono alle aziende artigiane di El Paso, vera e propria patria di questo tipo di stivale. Se il portafoglio lo permette, è meglio farli fare su misura da un artigiano del posto. Inoltre: usateli. Un vero calzare da cow boy deve essere “rovinato”, non lucido di fabbricazione.

14. Agosto 2020 · Commenti disabilitati su Stivali da Donna – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Prima erano soprattutto una calzatura invernale, utilizzata per proteggere il piede dal freddo grazie al fatto che gli stivali coprono anche parte della gamba; da qualche anno a questa parte gli stilisti hanno proposto modelli realizzati in un tessuto leggero e traspirante, adatto anche alle stagioni più calde.

Storia
Modelli a tronchetto
Dove comprare
Salute dei piedi
Storia
Storicamente lo stivale nasce come calzatura puramente maschile, che veniva adoperata soprattutto per quelle professioni particolarmente dure in cui serviva proteggere le gambe. Intorno all’ottocento, però, anche le donne cominciano ad indossare tale capo. I primi stivali sono rigorosamente senza tacco e vengono indossati e stretti tramite appositi lacci.

Bisogna attendere gli inizi degli anni novanta perché la produzioni di stivali per donna si intensifichi sempre più e si inizino a creare i primi modelli con tacco. Tra gli anni 50 e gli anni 60, grazie alla mitica invenzione della minigonna, gli stilisti dell’epoca sentono l’esigenza di coprire la gamba femminile se non più con la stoffa delle donne, con lo stivale. Nascono quindi i primi modelli, alti quasi fino al ginocchio, e a volte anche sopra il ginocchio, il tacco è medio-alto e sono particolarmente aderenti e per questo provvisti di cerniera ai lati della scarpa.

Col passare degli anno i disegni mutano sempre più rapidamente e in maniera strepitosa: gli stivali si allungano fino all’altezza dell’inguine. E’ l’era delle mitiche zeppe, che spopolano tra tutti i tipi di calzature, tendenza che, come sappiamo, verrà ripresa in anni successivi, vicini ai nostri giorni. Anche gli stivali si adattano a tale tendenza e comincia a divenire sempre più alto e a rendere le donne che li indossano molto più slanciate e di conseguenza più belle.

Passano gli anni e intorno agli anni ottanta lo stivale è diventato un vero e proprio strumento di culto: se ne trovano di tutti i tipi: rigidi, morbidi, di camoscio o di stoffa, che aderendo perfettamente al polpaccio, fanno quasi da calza. Di gran moda e gettonatissimi tra la popolazione femminile gli stivali maculati. Oggi gli stivali sono considerati da tante donne molto intimi, simbolo della propria femminilità e della loro naturale sensualità.

Modelli a tronchetto

Gli Stivali tronchetto sono un ritorno della moda degli anni 70. Sono stivali particolarmente bassi, che arrivano all’altezza della caviglia e che possono essere indossati con qualsiasi abbigliamento. Sono, e ciò non è poco, anche molto comodi, e per chi ha bisogno di conciliare la comodità ma non vuole rinunciare a seguire la moda rappresentano lo stivale ideale.

Possono essere indossati con le gonne, lunghe fino al ginocchio o corte, con vestitini casual e sbarazzini, con jeans e pantaloni a sigaretta. Anche nella scelta delle calze, essi non hanno particolari esigenze. Vanno benissimo con i collant, ma anche con calzini più spiritosi, colorati e di pizzo. In camoscio, con le borchie, in pelle, questo stivale è stato proposto da tante case di moda, ognuna dando un proprio tocco di originalità.

Questo genere di stivali è particolarmente usato dalle ragazze un po’ bassine e che hanno gambe non proprio kilometriche. Grazie al fatto di terminare prima del ginocchio, gli stivali tronchetto conferiscono un senso di slancio in più alla figura umana. Sono anche particolarmente adatti con il mezzo tempo, quando la scarpa aperta è troppo estiva e lo stivale che arriva fino al ginocchio troppo ingombrante e fastidioso. Un abbinamento che va molto forte per la prossima stagione è quello tra stivale tronchetto e camoscio. Se ne trovano molti modelli in giro, sono estremamente pratici e spesso con pochissimo tacco, circa due – tre centimetri.

Dove comprare

Come abbiamo visto, sono tantissimi gli stilisti che disegnano e propongono per ogni loro collezione modelli nuovi di stivali: ciò rende l’idea della grande diffusione e di quanto i clienti ricerchino la qualità e l’originalità nei loro capi, specie se si tratta di scarpe.

Ovviamente i marchi citati, essendo quasi tutti di alta moda hanno prezzi non certo abbordabili a tutti. In quasi tutti i migliori negozi di scarpe, però, sicuramente troverete un reparto dedicato agli stivali: negozi come Bata, Cinti, negozi Geox, tutti fornitissimi di questo accessorio che sembra proprio non passare mai di moda! Qui i prezzi saranno sicuramente più bassi, ma raccomando sempre e comunque la ricerca di qualità dei materiali.

Non acquistate solo in base al gusto estetico, perché se il piede soffre dentro lo stivale camminare diventerà un incubo. Fate caso al tipo di materiale, privilegiando le pelli morbide o il camoscio e comunque diffidate di stivali al di sotto dei 50-60 euro, perché, a meno che non siate nel periodo dei saldi, difficilmente costi inferiori potranno offrirvi materiali di qualità. In alternativa alla classica vendita di stivali, abbiamo quella on-line.

I vantaggi sono la grande varietà e possibilità di scegliere tra marchi diversi e , se siete fortunati, la possibilità di risparmiare qual cosina sulla vostra spesa. Tanti stilisti hanno messo on-line delle vere e proprie boutique, in cui è possibile vedere le loro nuove collezioni, conoscerne i prezzi ed eventualmente acquistarli. Arriveranno direttamente a casa vostra entro un paio di settimane. Attenzione però, se decidete di acquistare i vostri stivali su internet, dovrete essere assolutamente certi che della misura che fa per voi. Se, quindi, come spesso accade, il numero di scarpe che calzate dipende e cambia da ogni diverso modello, preferite provare prima di acquistare gli stivali, altrimenti potrebbero arrivare a casa vostra stivali bellissimi ma immettibili.

Come Indossarli

Molto spesso, troppo spesso, la moda non tiene conto di quale tipo di impatto alcuni prodotti possono avere sulla salute delle persone. Nello specifico, nel caso delle scarpe, quindi, ci si ritrova ad indossare calzature che hanno una fisionomia totalmente incompatibile con quella dei nostri piedi. Questo perché gli stilisti sono sempre alla ricerca di forme nuove, di materiali e tessuti diversi, per rinnovare ogni stagione le loro collezioni.

Per fare un esempio, è risaputo che indossare tacchi troppo alti costringe la donna ad assumere posizioni che a lungo andare provocano mal di schiena. Un tacco molto alto, specie in una scarpa chiusa come lo stivale, provoca uno spostamento in avanti del corpo; il piede, quindi non poggia sulla base totale e per questo motivo ha una base più piccola di appoggio.

Anche se i tacchi non passano mai di moda e tutte le donne conoscono i benefici a livello estetico, è importantissimo tenere conto anche degli aspetti salutari quando ci apprestiamo a comprare uno stivale. Un altro esempio è quello degli stivali a punta. Le punte, molte volte troppo strette, costringono le dita dei piedi a stare compresse in uno spazio troppo ristretto.

Se sono troppo stretti, a lungo andare, e a volte anche dopo la prima uscita con dei nuovi stivali, si potrebbero formare calli dolorosi che richiedono anche parecchio tempo prima di guarire del tutto. Ricordate che è possibile e necessario conciliare moda e comodità, privilegiando materiali morbidi e forme non troppo spropositate. Fate, inoltre, molta attenzione anche alla misura del vostro stivale e considerate che oltre alla lunghezza del piede va ben osservata la vestibilità alla caviglia e al polpaccio. E’ importante che lo stivale non stringa troppo e che lasci una minima possibilità di movimento alle vostra dita.

Gli stivali sono un elemento che anche in passato avevano il loro fascino. Grazie alla fantasia degli stilisti, i negozi sono pienissimi di tanti modelli diversi, per cui, anche se i vostri gusti sono particolarmente difficili, sicuramente troverete la scarpa che fa per voi.

14. Luglio 2020 · Commenti disabilitati su Stivali Tronchetti – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

La loro comparsa sulle passerelle, negli anni Ottanta, quasi fu uno choc, ma poi grazie a stilisti irriverenti, abiti sempre più audaci, sono diventati un must have del guardaroba femminile. Si tratta appunto del mitico stivale della felicità: il Tronchetto (o ankle boots in inglese).

Caratteristiche

Prima o poi tutte ne acquistano uno. Di Tronchetti della felicità! Ma non stiamo parlando di piante, bensì di stivali. Si disinguono dagli altri per essere alti fino alle caviglie, avere una tomaia compatta, molto sagomata, e, nella versione femminile, un tacco quasi sempre alto, a stiletto oppure a banana. Ormai un suo requisito fondamentale è il plateu di un certo spessore, per dare alla scarpa un tocco punk e glamour, agevolare la camminata soprattutto se si sono scelti tacchi importanti.

Spesso la punta è tagliata e presentano un foro dal quale s’intravedono le dita dei piedi. Occhio quindi alla cura delle unghie. Quando nacque, negli anni Ottanta, il tronchetto divenne subito uno stivale di tendenza, forse uno dei simboli del periodo assieme a leggins e spalline imbottite. Con il passare del tempo non è mai uscito dalle scarpiere delle fashion victim, anzi sono aumentate le sue applicazioni. All’inizio era infatti pensato per essere esclusivamente indossato sotto ai pantaloni, da non mostare con gonne o altro. Uno stivaletto quindi “serio”, oppure, per chi poteva permetterselo, da abbinare a pantaloncini cortissimi. Oggi invece è quasi d’obbligo sotto minigonne e hot pants, oppure pantaloni strech, meglio per chi ha le gambe sottili e toniche, e sembra indispensabile, soprattutto se decorato, tagliato, bullonato, metallizzato o pieno di strass e pietre brillanti, per avere un’aria rockettara. Infine il suo grande vantaggio è quello di rendere “più alte” le persone che proprio non svettano tra i cieli.

Consigli per indossare i Tronchetti

Evitate di acquistare Tronchetti tradizionali, ovvero tagliati alla caviglia, perché sono stati pensati, magari con la punta un po’ allungata, per essere portati sotto ai pantaloni. Infatti, se con questo modello abbinate una gonna vi ritroverete con la gamba “ingrossata”, almeno come effetto ottico.

Se decidete invece di abbinarli, come da tradizione, sotto ai pantaloni, il consiglio degli esperti della moda è di scegliere Tronchetti dello stesso colore del capo di abbigliamento. Se gli stivaletti sono neri, abbastanza alti alla caviglia, potreste abbinarli a pantaloni sempre total black infilati addirittura dentro. Questo escamotage slancerà ancora di più la gamba ed è consigliato alle persone non troppo alte.

Se siete di corporatura media e avete le gambe affusolate potrete usare il tronchetto sotto minigonne o shorts. Se le vostre gambe sono un po’ grosse, ma non volete rinunciare a questo abbinamento sicuramente sexy un consiglio è quello di usare calze supercoprenti nere. Mix che snellisce ed alza la gamba.

Il Tronchetto è sempre originale, molto glamour sotto a pantaloni skinny, ma anche, nonostante la presenza spesso di tacchi vertiginosi, dal taglio un po’ maschile. Per ovviare questo inconveniente gli stilisti hanno ammorbidito e arrotondato spesso le forme, arrichito la tomaia di decori, ne esistono versioni con diversi tagli nella pelle, incisioni, ricami. Ma per “alleggerire” e rendere più femminile l’insieme, molto deve fare chi li indossa. Il consiglio degli stylist è quello di indossare i Tronchetti con abiti iperfemminili, aderenti, mischiarli a dettagli e accessori “frou frou”, osare con scollature.

28. Giugno 2020 · Commenti disabilitati su Stivali Wellington – Come Sceglierli e Come Indossarli · Categorie:Scarpe

Lo stivale Wellington è il classico calzare da pioggia, noto ai più color verde militare e abbinato a una canna da pesca. Con il tempo ha conquistato stilisti e icone della moda grazie a versioni colorate e fantasiose. Il nome deriva dal primo Duca di Wellington (diventato poi Primo Ministro del Regno Unito) e inventore di questa scarpa. Già dagli inizi del 900, visto lo stilista d’eccezione, i Wellington erano considerati alla moda e raffinati.

Impiegati in guerra e in pace, all’asciutto come sotto al diluvio, nei campi e nell’industria, hanno ispirato poesie, canzoni, commedie teatrali, balli, ma soprattutto stilisti e modelle.

Storia e caratteristiche

Sono impermeabili, composti in gomma o Pvc. Si usano per tradizione quando piove e in genere il tronco arriva sotto al ginocchio anche se ne esistono modelli al polpaccio. Non vengono solo indossati per “ballare sotto alla pioggia”, ma anche nel mondo industriale, con rinforzi di metallo nella punta del piede, nelle sale operatorie o nei laboratori chimici. E dire che sono nati per combattere. L’Armata Britannica usò gli stivali Wellington per la prima volta a Waterloo nel 1815. La storia narra infatti che fu lo stesso Duca di Wellington, comandante dell’Armata, a progettarli istruendo un calzolaio di fiducia, il signor Hoby di Saint James Street a Londra. Il materiale usato in principio era pelle di vitello e arrivava al polpaccio, il Duca diede istruzioni precise sul taglio basso del tacco, di 1 pollice (2,5 cm circa). Battaglia dopo battaglia, Wellington notò che i soldati si ferivano soprattutto al ginocchio e allora fece alzare la calzatura.

Vista la fama del Duca come eroe di guerra, molti gentiluomini inglesi ne vollero imitarne lo stile, partendo proprio dallo stivale. Piccola curiosità: Wellington è uno degli unici due Primi Ministri britannici che ha dato il suo nome a un capo d’abbigliamento, l’altro è Anthony Eden (suo il distintivo Homburg). Grazie all’invenzione da parte di Charles Goodyear della gomma vulcanizzata, Hiram Hutchinson, nel 1853 fondò un’azienda di scarpe a L’Aigle in Francia (poi diventata il marchio “Eagle”). Lì vennero creati i primi Wellington di gomma, arrivati fino ai giorni nostri. Si diffusero subito tra gli agricoltori di tutto il mondo che ancora lavoravano i campi con gli zoccoli. Durante la Prima Guerra Mondiale furono usati nei campi di battaglia sempre dall’esercito britannico.

In quel caso il produttore faceva di cognome Hunter e gli stivali ne presero il nome (detti anche Wellington Hunter). Si narra che durante la Grande Guerra ne furono prodotti 1.185.036 paia per soddisfare le esigenze dell’esercito anglosassone. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale la produzione di Hunter fu notevole, soprattutto per le truppe destinate ai Paesi Bassi dove le trincee erano spesso allagate. Finita la guerra, i Wellington si diffusero tantissimo come stivali antipioggia adatti a uomini, donne e bambini. La suola si allargò e comparve la caratteristica punta tonda e spaziosa. Anche nelle industrie i Wellington fecero la loro comparsa ai piedi degli operai, spesso con la punta rinforzata di acciaio o, più avanti nel tempo, con poliuretano termoplastico, anche in seguito alle normative dell’antifortunistica. Il classico Wellington in gomma verde fu invece introdotto di cacciatori nel 1955 ed è presto diventato un simbolo per gli amanti della “vita in campagna” e dello stile country.

Modelli

Il modello è sempre quello da quasi due secoli, può al limite essere di pelle, di gomma, lucida o opaca, colorato e decorato in svariati modi, ma è sempre lui. Interessante però sapere che i Wellington non vengono chiamati come la capitale della Nuova Zelanda in tutto il mondo. In Australia sono i “gummies” o Blucher (nome del soldato neozelandese che combatté con il celebre Duca nella battaglia di Waterloo). Nella terra dei maori esiste anche una poesia di Henry Lawson dedicata a questo stivale-simbolo. In Canada e Stati Uniti vengono chiamati “Billy” e sono indossati, in versioni colortissime, dai giovani dei college in primavera, soprattutto negli stati del Nord America. Molto diffusa in Usa la versione a metà polpaccio tra i pescatori di gamberi.

E’ da notare che il modello più popolare negli States non è quello “verdone”, ma in versione nera con suola rossa (in particolare in Alaska). I Wellington sono diffusi anche in pelle e vengono quindi chiamati “Wellington Ranch o “Wellington’s west”. La punta molto bombata e il tacco basso, e cuciture non in rilievo, li differenziano dai classici stivali da cow boy. In Irlanda per tradizione sono i “topboots”, ma anche “Wellies” o semplicemente “Waterboots”. L a Nuova Zelanda è invece la patria adottiva di questi particolari stivali, soprattutto per le molte attività rurali dell’isola. In nome cambia in “Gumboot” e la città Taihape, nella nell’Isola del Nord, si è proclamata la capitale mondiale dei Wellington. Lì sono talmente diffusi che li usano anche i chirurghi nelle sale operatorie (versione total white) e ne esistono coloratissime varietà per i bambini. E’ stata composta persino una commedia teatrale del caratterista Fred Dagg che rende omaggio ai “Gumboot” (con tanto di canzone dedicata).

Nei paesi del Nord sono diffusissimi, in Scandinavia, per esempio, la Nokia prima di darsi alla telefonia mobile era una produttrice di Wellington. Negli Stati che componevano la ex Unione Sovietica sono arrivati invece nel 1920 e sono ormai gli stivali tradizionali, foderati, per quando arrivano i primi freddi. Anche in questi Paesi sono diventati un simbolo, introdotti da Stalin nelle fabbriche, più tradi, quando Nikita Krusciov prese il potere, furono da lui indicati come esempio di “stile socialista” del vestire (chissà cosa ne avrebbe pensato il Duca) tanto che tra il 1961 e il 1964 sparirono le calzature di pelle dai negozi e praticamente si potevano indossare solo Wellington o simili.

In Sud Africa, dove venivano usati nelle miniere di diamanti, il loro battere incessante a terra ha creato un vero e proprio genere musicale: il “gumboot zydeco”. Anche perché, essendo obbligati al silenzio, i minatori comunicavano con una specie di codice Morse degli attrezzi da lavoro, colpi di stivali compresi. L’insieme di suoni divenne col tempo una vera e propria musica d’intrattenimento e lo stivale venne introdotto nelle danze popolari. Paul Simon, nel celeberrimo album Graceland del 1986, registrato in gran parte in Sud Africa, dedica una canzone ai Wellington.

Ma non è finita, in Scozia, il comico Billy Connolly ha scritto “Welley Boot song”, la sua più celebre canzone. Altri sono gli esempi di quanto questi stivali di gomma siano d’ispirazione per gli artisti. La band Gaelic Storm usa il battito dei Wellington nell’album “Wellies Yer” con la quasi omonima canzone “Wellies Kelly”. Tra il 1994 e il 1996, la BBC1 creò una serie televisiva, “William desires”, dove un paio di Wellington rossi potevano esaudire ogni desiderio del protgonista. In Danimarca gli Alphabeat ‘s pubblicarono nel 2007 un album contenente una canzone chiamata “Rubber Boots / Mackintosh” con chiari riferimenti all’uso dei preservativi (“indossate sempre gomma”). In Gran Bretagna esiste persino uno sport, il wellie wanging, che consiste nel lanciare lo stivale il più lontano possibile.

Come sceglierli e indossarli

Importante, nella scelta di tutti gli stivali e scarpe, è prestare attenzione alle cuciture o alle colle usate per incollare la tomaia alla suola. Se sono di qualità non dovreste incorrere nello spiacevole distaccamento della punta o del tacco. A seconda degli usi che ne volete fare controllate sempre la suola, che sia di materiale plastico e antiscivolo. Sarebbe infatti assurdo comprare degli stivali da pioggia con la suola liscia. Ricordatevi che il modello tradizionale non prevede imbottitura, quindi verificate di non essere allergiche alla gomma e che dovrete investire comunque un po’ di denaro in calze e calzini. Come indossarli. Nel Regno Unito sono un’istituzione, ma anche le donne del resto del mondo usano i Wellington Hunter come stivali di moda. Se volete ricalcare il look british indossateli sotto a pantaloni o jeans, trench beige e abbinate sciarpe, foulard a quadretti. Non a caso Burberry ha ricoperto con i suoi famosi quadretti anche la plastica dei Wellington (da abbinare alle celebri sciarpe).

Tuttavia i Wellington sono anche molto rock. Quindi, se non siete freddolose vanno benissimo con shorts di jeans tagliati a vivo, t-shirt e canotte da uomo magari abbinati a un giubbotto o giacchetta di pelle. Se volete esagerare, indossate anche qualche accessorio borchiato. Non vi sono solo le dame inglesi di campagna e le rocker maledette che usano i Wellington, un altro stile molto diffuso è quello da cavallerizza. Pantaloni color beige infilati dentro agli stivali, meglio se in versione di pelle, camicia bianca o dolcevita dello stesso colore con sopra una giacca sciancrata nera. E sarete delle perfette amazzoni di città.

Le gonne, se non cortissime, sono bandite dall’impiego dei Wellington. Inoltre, avendo una forma molto “country” non vanno per niente bene nelle occasioni formali e per l’ufficio. Insomma, al mattino se non dovete andare a potare le rose in giardino o a fare un giro di shopping, oppure se il vostro complesso preferito non si esibisce in città, lasciateli nella scarpiera. Sotto alla scrivania stanno male (e spesso dopo molte ore fanno anche male). Una buona notizia: sono stivali che stanno bene anche alle donne con gambe robuste, perché se sagomati danno loro una forma, inoltre, l’imboccatura è spesso regolabile da un elastico che si adatta a qualsiasi “spessore” dell’arto.